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Dazi Usa: nuova puntata sulla guerra con l’Ue

Dazi Usa: nuova puntata sulla guerra con l’Ue

Oggi sono entrati in vigore le nuove tariffe aggiuntive, ma l'Italia non è coinvolta. Il nostro Paese è invece preoccupato dalla disputa sulla digital tax

Si sta chiudendo l’era Trump e uno degli ultimi atti della sua Amministrazione è rappresentata dai dazi contro i prodotti dell’Ue, con nuove tariffe aggiuntive Usa all’importazione di parti di produzione di aeromobili provenienti da Francia e Germania, i vini, il cognac e brandy francesi e tedeschi, tutti nell’elenco di quelle merci tassate dal 12 gennaio 2021, vale a dire da oggi.

È l’ennesimo, ma forse ultimo, capitolo della guerra commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, partita per gli aiuti al settore aeronautico che coinvolge l’americana Boeing e l’europea Airbus, sulla quale è intervenuto anche il Wto, autorizzando prima gli Usa e poi l’Ue ad applicare dazi sui prodotti.

La nuova reazione giunta da oltre oceano fa riferimento alle nuove tariffe aggiuntive europee, entrate in vigore lo scorso 10 novembre sui prodotti americani: dal 15 per cento per gli aerei al 25 per cento per ketchup, formaggio cheddar, noccioline, cotone e patate americane, insieme a trattori, consolle e videogiochi. Gli Stati Uniti, peraltro, l’8 ottobre scorso, avevano aggiunto una tariffa del 25 per cento su una lunga lista di prodotti importati da Italia ed Europa, colpendo pesantemente le esportazioni agroalimentari Made in Italy per circa mezzo miliardo di euro (Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone, salami, mortadelle, crostacei, molluschi, agrumi, succhi, liquori).

La buona notizia, per noi, è che il vino non è finito nella lista nera neanche ora. Mentre la Francia subisce il contraccolpo peggiore e che ha visto già calare del 37 per cento le proprie esportazioni oltre oceano. L’aumento dei prezzi del vino francese, anzi, favorisce la produzione nostrana con l’Italia che è il primo fornitore e gli americani che apprezzano in particolare Prosecco, Pinot grigio, Lambrusco e Chianti.

A preoccupare l’Italia è però il contenzioso con gli Usa sulla digital tax, la tassa sui servizi digitali con un’aliquota del 3% sui ricavi dell’anno precedente sulle grandi imprese con fatturato di almeno 750 milioni e incassi online in Italia di 5,5 milioni di euro. La ritorsione statunitense potrebbe sfavorire l’export agroalimentare italiano.

“Con l’elezione del nuovo presidente Usa Joe Biden occorre ora avviare un dialogo costruttivo e superare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati in un momento drammatico per gli effetti della pandemia” conclude il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

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