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Recovery Fund: anticipo fondi europei boccata d’ossigeno per aziende agricole

Recovery Fund: anticipo fondi europei boccata d’ossigeno per aziende agricole

Ettore Prandini (Coldiretti): "L’agroalimentare va incluso anche nei progetti strategici da realizzare con le altre risorse del Recovery Fund"

Il 60 per cento delle aziende agricole italiane è in crisi a causa del covid-19 e, per questo motivo, accoglie positivamente l’anticipo dei fondi europei. “E’ una boccata d’ossigeno” fa sapere Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti, che esprime soddisfazione per la proposta di modifica della distribuzione delle risorse del Recovery Fund per lo sviluppo rurale, che ora dovrà passare il vaglio del voto della Commissione Agricoltura dkl Parlamento europeo.

Spiega Prandini: “Per colpa del coronavirus non abbiamo un settore produttivo, in campo agricolo, che non sia in sofferenza e purtroppo dobbiamo sottolineare come l’Europa, sotto questo punto di vista, non è stata sino a oggi tempestiva e non ha provveduto con stanziamenti sufficienti rispetto ai danni che le nostre aziende stanno subendo. Non a caso avevamo denunciato il rischio che i nuovi fondi del Next Generation Ue per superare l’emergenza covid non sarebbero stati disponibili prima del 2023, con gravi ripercussioni per il settore produttivo”.

Con la proposta di modifica, invece, già il prossimo anno dovrebbero essere disponibili 925 milioni di fondi aggiuntivi per le imprese agricole italiane. “Ma per sostenere le nostre aziende e superare il gap competitivo nei confronti degli altri Paesi, l’agroalimentare va incluso anche nei progetti strategici da realizzare con le altre risorse del Recovery Fund” dice ancora Prandini che sottolinea “la necessità di superare i limiti Ue alla capacità di investimento nel comparto agricolo ed alimentare, come Coldiretti ha già chiesto anche al Parlamento europeo nel quadro delle discussioni sullo strumento di Ripresa e Resilienza”.

Se il Recovery Fund è importante per recuperare i ritardi accumulati nelle infrastrutture, dai trasporti alla logistica e alle energie rinnovabili, serve dare spazio anche all’internazionalizzazione, a investimenti in nuovi mercati, senza trascurare quelli già consolidati come gli Stati Uniti, “partner centrale per l’agroalimentare Made in Italy”.

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