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Ceta: per il Made in Italy è un grosso problema

Ceta: per il Made in Italy è un grosso problema

Raddoppio delle importazioni di prodotti alimentari canadesi in Italia, con una cresciuta del valore del 77 per cento rispetto al 2019

L’accordo Ceta porta al raddoppio delle importazioni di prodotti alimentari canadesi in Italia, con una crescita del valore del 77 per cento rispetto al 2019, più di cinque volte l’aumento nello stesso periodo delle esportazioni ci cibo Made in Italy nel Paese nordamericano (+14 per cento). Il quadro viene dipinto da Coldiretti e riguarda gli accordi di libero scambio tra Unione Europea e Canada, sulla base dei dati Istat del primo semestre 2020. Il trattato Ue – Canada, entrato in vigore in via provvisoria il 21 settembre 2017, non è mai stato ratificato dal nostro Parlamento.

Si tratta infatti di un accordo che preoccupa l’Italia. “A trainare il boom degli arrivi dal Canada infatti sono il grano e gli altri cereali che aumentano dell’82% con una vera e propria invasione nonostante il prodotto canadese non rispetti le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale vigenti nel nostro Paese e sia trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate sul territorio nazionale dove la maturazione avviene grazie al sole”.

“Una situazione che – denuncia la Coldiretti – fa concorrenza sleale al Made in Italy provocando il crollo delle quotazioni del grano nazionale che mette in pericolo la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano spesso in aree interne senza alternative produttive e per questo a rischio desertificazione. Le importazioni di grano duro canadese hanno affossato i prezzi di quello italiano nonostante un raccolto nazionale mediamente in flessione intorno al 3% rispetto allo scorso anno e un balzo nei consumi di pasta degli italiani durante il lockdown con un vero boom della pasta di grano 100 per 100 Made in Italy”.

“A preoccupare – sottolinea la Coldiretti – è anche la crescita record del 91% delle importazioni di carne canadese, visto che nel Paese nordamericano per l’alimentazione degli animali è consentito l’uso di derivati di sangue, peli e grassi trattati ad alte temperature, senza indicazione in etichetta, un sistema che in Europa è vietato da oltre venti anni a seguito dello scandalo della mucca pazza. Proprio quell’emergenza – afferma la Coldiretti – è costata all’Italia e all’Europa un pesante bilancio in termini di perdite di vite umane, costi sociali ed economici, con il panico che si era diffuso fra i consumatori mentre carcasse di mucche e vitelli bruciavano in enormi roghi per arginare l’epidemia”.

“La presenza sui mercati esteri è vitale per il made in Italy ma negli accordi di libero scambio va garantita reciprocità delle regole e salvaguardata l’efficacia delle barriere non tariffarie perché non è possibile agevolare l’importazione di prodotti ottenuti secondo modalità vietate in Italia” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre lavorare per una profonda revisione dell’accordo che tuteli il Made in Italy dalla concorrenza sleale e garantisca ai consumatori la sicurezza alimentare”.

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