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Dl Semplificazioni: stop al segreto di Stato sui cibi stranieri

Dl Semplificazioni: stop al segreto di Stato sui cibi stranieri

Dopo l'etichettatura obbligatoria, arriva un altro importante provvedimento per salvaguardare il Made in Italy dalla concorrenza sleale proveniente dall'estero

Con il decreto Semplificazioni sparisce il segreto di Stato sugli alimenti esteri che giungono nel nostro Paese: potremo sapere il nome delle aziende che importano cibi da fuori confine, da cui dipende l’84 per cento degli allarmi sanitari scattati in Italia l’anno passato.

Il ministero della Salute avrà l’onere, ogni sei mesi, di pubblicazione sul sito della sezione ‘Amministrazione trasparente’ tutto su alimenti, mangimi e animali per il consumo in arrivo da Unione e altri Paesi fuori Unione. E saranno disponibili pure i nomi degli operatori che hanno effettuato le operazioni di entrata, uscita e deposito di questi prodotti.

“E’ un risultato storico. Una misura finalizzata a distinguere il vero Made in Italy e a garantire scelte di acquisto consapevoli” fa sapere Coldiretti, che si è battuta per l’inserimento di questo provvedimento all’interno del decreto Semplificazioni. Il presidente Ettore Prandini aggiunge: “In un momento difficile per l’economia, dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy”. Si va verso la conoscenza e lo sviluppo di filiere interamente italiane, non può ostacolate dalla concorrenza sleale di imprese straniere che “attraverso marchi, segni distintivi e pubblicità si appropriano illegittimamente dell’identità italiana dei prodotti agroalimentari”.

Il provvedimento va ad affiancarsi all’etichettatura obbligatoria, in vigore da noi per molti prodotti e che Coldiretti chiede ed estendere all’intera Unione Europea e per tutto l’agroalimentare.

Nel 2019, nel nostro Paese, è scoppiato più di un allarme sanitario al giorno, sono state 371 le notifiche inviate all’Ue e solo 58 (il 16 per cento) per prodotti di origine nazionale; 162 arrivavano da altri Paesi dell’Unione Europea (43%), 151 da Paesi extracomunitari (41%).

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