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Distretti agroalimentari: grande aumento nel primo trimestre 2020

Distretti agroalimentari: grande aumento nel primo trimestre 2020

Secondo la direzione studi e ricerche di Intesa San Paolo, da gennaio a marzo si è arrivati a 5,1 miliardi, il miglior inverno di sempre, con una crescita del 9,3 per cento

Volano i distretti agroalimentari italiani nel primo trimestre del 2020. Secondo i dati del Monitor della direzione studi e ricerche di Intesa San Paolo, resi noti a luglio, da gennaio a marzo siamo arrivati a 5,1 miliardi, miglior inverno di sempre, con un rialzo del 9,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019, quando già c’era stata una crescita del 4,4 per cento, arrivando a oltre di 19 miliardi di euro. I distretti non agroalimentari, nello stesso periodo, hanno lasciato sul terreno invece ben dieci punti percentuali.

Questi risultati vanno letti anche in funzione delle abitudini di consumo che, da marzo con l’inizio del lockdown in tutto il Paese e poi anche nel resto del Vecchio Continente, sono naturalmente mutate per evitare che si diffondesse la pandemia dovuta al covid-19.

Il vino rimane il re incontrastato delle esportazioni anche nel primo trimestre del 2020, con oltre 1,3 miliardi di euro (+6,1 per cento tendenziale), ma è la filiera di pasta e dolci quella che fa i veri passi da gigante, superando il miliardo di euro, con una crescita del 27,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Bene anche la filiera di carni e salumi (+10,1 per cento tendenziale) e del riso (+12,3 per cento). Si posizionano pure la filiera delle conserve (+5 per cento) e del lattiero-caseario (+4,6 per cento). In positivo l’olio (+3,6 per cento) e i distretti agricoli (+1,8 per cento), entrambi in negativo invece nel 2019. Unica filiera agroalimentare in difficoltà quella dei prodotti ittici, a causa delle minori richieste arrivate dal settore ho.re.ca.

In positivo praticamente tutte le principali aree di destinazione delle esportazioni distrettuali italiane nel primo trimestre 2020. La Germania, il primo partner commerciale, vede una crescita dell’11,5 per cento, in particolare nei prodotti agricoli. Gli Stati Uniti arrivano al 9 per cento, con prevalenza di vini (+8,1 per cento). Verso la Francia +20 per cento. Fa eccezione il Regno Unito, con un calo del 3,8 per cento.

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