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Agroalimentare: a maggio cala l’export di Made in Italy

Agroalimentare: a maggio cala l’export di Made in Italy

Dopo il record storico fatto segnare nel 2019, adesso tre aziende su quattro segnalano cali nell'esportazione di cibo e bevande oltre i confini nazionali

A maggio sono calate (-3 per cento rispetto ad aprile) le esportazioni di cibo e bevande. Il motivo? Le difficoltà dovute alla pandemia che ha coinvolto il settore della ristorazione, in particolare in alcuni Paesi come gli Stati Uniti dove la flessione è quasi il triplo.

E dire che il Made in Italy agroalimentare, nel 2019, aveva fatto rilevare il record storico sul mercato internazionale. Acqua passata, è il caso di dire. Aveva raggiunto il massimo di sempre, 44,6 miliardi di euro. Adesso, invece, il 74 per cento delle aziende riferisce di un calo nelle vendite oltre confine a causa delle tantissime disdette giunte dall’estero.

A pesare è stata inizialmente la disinformazione, unita a strumentalizzazione e concorrenza sleale. Anche da parte dei Paesi alleati. Alcuni richiedevano certificati ‘virus free’ sui prodotti agroalimentari Made in Italy. Poi è arrivata la situazione della ristorazione a livello planetario e la cucina italiana, protagonista in tutto il mondo, ne ha risentito più di altri.

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, commenta: “ Serve ora un robusto piano di promozione per sostenere il vero Made in Italy all’estero, per favorire l’internazionalizzazione occorre superare l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse puntando, in primo luogo, ad una regia nazionale attraverso un’Agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo con il sostegno delle Ambasciate dove vanno introdotti anche adeguati principi di valutazione delle attività legati, per esempio, al numero dei contratti commerciali”.

Chiude il numero uno: “Nell’emergenza in atto e in un’ottica futura di ripresa delle normali attività commerciali sarà fondamentale impiegare tutte le energie diplomatiche per superare i dazi Usa e l’embargo russo”.

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