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Cioccolato: gli italiani ne vanno matti

Cioccolato: gli italiani ne vanno matti

Il fondente batte quello al latte, le donne e i millennials i più golosi, all'estero non resistono alla tentazione del nostro cibo degli dei e delle manifestazioni dedicate

Il cioccolato, il cosiddetto cibo degli dei, è il grande amore degli italiani. Ne consumano tanto, in tutte le sue forme: dal muffin al gelato alla tavoletta. Siamo a quattro chilogrammi a testa all’anno, che diviso per 365 giorni fa 11 grammi al dì. Neanche la quarantena aveva fermato gli amanti di questo cibo: nelle prime quattro settimane di lockdown, secondo l’Ismea, il consumo tra tavolette e barrette era addirittura salito del 21,9 per cento rispetto all’anno precedente.

L’Italia può dare lezioni a tutto il mondo in quanto a trasformazione (e consumo) di cioccolato. Il mercato nostrano vale 2,5 miliardi di euro. Il Cioccolato di Modica Igp è stato il primo a Indicazione Geografica riconosciuto al mondo, tanto per fare un esempio. Va bene pure l’export del Made in Italy, 665 milioni di euro, il 6,1 per cento del mercato mondiale.

I turisti vengono costantemente attratti dalle manifestazioni che accompagnano questa festa del palato: da Eurochocolate a Perugia a CioccolaTò a Torino, da Cioccoshow a Bologna a Ciocco nelola Garfagnana.

Gli italiani preferiscono il fondente al latte (40 per cento il primo). Perdono posizioni il cioccolato bianco e la semplice barretta. Non manca l’innovazione in questo settore: dal prodotto aromatizzato al peperoncino all’arancia, dal rum alla menta, dal sale dell’Himalaya al vegan, al biologico, a quello senza glutine. E nel gelato si sceglie cioccolato con cacao fino al 90 per cento oppure aromatizzato.

Secondo una ricerca Deliveroo e Doxa, al Sud e nelle Isole si è particolarmente golosi (68,1 per cento), segue il Nordovest (62,4 per cento). Il 62 per cento degli italiani consuma cioccolato almeno 2-3 volte alla settimana, uno su cinque lo mangia tutti i giorni. Le donne sono le consumatrici più accanite (65 per cento), così come i millennials (69 per cento).

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