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Made in Italy: -13,5 per cento a marzo

Made in Italy: -13,5 per cento a marzo

Sono 5,5 miliardi di incassi in meno per le aziende a causa dei primi effetti della pandemia da coronavirus e del lockdown. Si salvano solo alimentari e farmaceutica

Escludendo Belgio e Stati Uniti, alimentari e farmaceutica, il Made in Italy paga un conto salato alla lunga pandemia e al lockdown. A marzo, il calo è del 13,5 per cento su base annua, vale a dire 5,5 miliardi di incassi in meno per le aziende. Non che fosse inatteso questo balzo indietro, si pensava che i primi effetti delle chiusure avrebbero prodotto il calo, per almeno metà della manifattura italiana, con rallentamento della domanda mondiale.

Il calo accomuna tutti i Paesi europei, con discese intorno al 12 per cento e con Francia e Spagna che fatto ancora peggio, 20 per cento in meno negli acquisti. La Germania perde circa sette punti e qui paga pesantemente dazio il nostro settore meccanico, con riduzioni di oltre il 20 per cento per macchinari e mezzi di trasporto, del 17 per cento per i prodotti in metallo. È questo il risultato della minore domanda per il settore auto, che già a marzo ha dato effetti pesanti.

Molto bene la Farmaceutica, con vendite che a marzo sono salite del 32,5 per cento. Il bilancio del primo trimestre per la prima volta supera i nove miliardi di euro. Accomunata ai Farmaceutici è l’industria alimentare: nel mese crescono del 13,5 per cento, sfiorando nel primo trimestre i 10 miliardi di vendite. Si fanno notare la Germania (+24,9 per cento), la Spagna (+17,1 per cento), ma ovunque il Made in Italy spopola, anche in Cina (+1,8 per cento), nonostante la crisi dovuta a Wuhan.

Due settori che resistono sono carta a chimica, al contrario il mercato delle auto perde addirittura il 41 per cento: un’ecatombe. È crollata pure la domanda domestica (importazioni -18,1 per cento), il che migliora il saldo commerciale del Paese di 1,1 miliardi.

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