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Agricoltura italiana: clima estremo fa malissimo

Agricoltura italiana: clima estremo fa malissimo

Nel 2019 la peggior performance nel settore produttivo, con una perdita di valore aggiunto lordo pari all'1,6 per cento. Colpa degli eventi atmosferici e della deflazione

Il clima estremo fa male, malissimo all’agricoltura italiana, che perde l’1,6 per cento di valore aggiunto lordo nel 2019. E’ il settore produttivo con la perdita maggiore. L’indagine Coldiretti è stata effettuata su dati Istat relativi al Pil italiano.

Il taglio della produzione nei campi vede coinvolti il vino (-12 per cento), la frutta (-3 per cento), i cereali (-2,6 per cento) e un po’ tutti i comparti, con l’eccezione dell’olio d’oliva (+32 per cento). Gli eventi atmosferici sempre più estremi pesano eccome, con l’Italia che sta diventando un Paese tropicale. Il 2019 è stato il quarto anno più caldo dal 1800, con una temperatura superiore di 0,96 gradi rispetto alla media di riferimento, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr. Aggiungiamoci gli sfasamenti regionali, il passaggio improvviso dalla siccità al maltempo.

Bisogna poi riferire anche di una deflazione nei campi, con la frutta pagata il 30 per cento in meno rispetto all’anno scorso, al di sotto dei prezzi di produzione per pesche e albicocche. Fa sapere Coldiretti: “Gli agricoltori, per potersi concedere un caffè, devono vendere tre chili di frutta, sulla quali pesano quest’anno i drammatici attacchi della cimice asiatica che, nelle regioni del Nord, ha distrutto i campi di numerose aziende”.

Coldiretti si è attivata, presentando un piano nazionale per affrontare la nuova calamità. “Ma è necessario recepire al più presto la direttiva Ue 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali del 17 aprile 2019 per ristabilire condizioni contrattuali più eque lungo la catena di distribuzione degli alimenti, con l’introduzione di elementi contrattuali e sanzionatori certi rispetto a prassi che finora hanno pesantemente penalizzato i produttori”.

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