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Brexit: Coldiretti preoccupata per l’agroalimentare italiano

Brexit: Coldiretti preoccupata per l’agroalimentare italiano

La Gran Bretagna rischia di diventare il porto franco del falso made in Italy in Europa. No a Uk come "cavallo di Troia nel Vecchio Continente"

Senza accordo con l’Ue, la Gran Bretagna – dopo la Brexit – rischia di diventare il porto franco del falso made in Italy in Europa. Il motivo? L’assenza di tutela giuridica dei marchi dei prodotti italiani a indicazioni geografica e di qualità (Dop e Igp), vale a dire il 30 per cento del totale dell’export agroalimentare italiano.

La preoccupazione viene chiaramente espressa da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, che concorda con Antonio Tajani, che è intervenuto a Strasburgo sottolineando che “il Regno Unito non può rientrare nel mercato unico come un cavallo di Troia, senza rispettare regole e standard”.

Le imitazioni dei prodotti italiani fatturano nel mondo ben 100 miliardi, tra i Paesi che più abusano di queste pratiche ci sono Usa, Canada e Australia. “Il rischio è reale, come dimostrano le vertenze Ue del passato nei confronti della Gran Bretagna con i casi della vendita di falso prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella, o la più recente apertura del distributore automatico di calici di prosecco, installato a Londra su iniziativa di una vineria della capitale”.

Se accadesse il peggio, il made in Italy non avrebbe più alcun genere di protezione e finirebbe per soccombere alla concorrenza sleale dei prodotti di imitazione prodotti oltre oceano o in altri Paesi extraeuropei. “L’altro rischio è che in Gran Bretagna si affermi una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari italiane, come per esempio l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi e che boccia ingiustamente gran parte del made in Italy a denominazione di origine (Dop), compresi prodotti simboli come l’extravergine di oliva, il prosciutto di Parma, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano”.

Ci sono poi ostacoli di tipo amministrativo che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea. Andando a incidere in modo forte sulle esportazioni nostrane, stimate nel 2019 a 3,4 miliardi di euro, con la Gran Bretagna che si trova al quarto posto tra i partner commerciali dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Il vino è il prodotto più venduto in Uk, poi c’è l’ortofrutta fresca e trasformata, come i derivati del pomodoro, rilevante il ruolo di formaggi, pasta e olio d’oliva. Grana Padano e Parmigiano Reggiano superano poi i 100 milioni di euro secondo le proiezioni di Coldiretti.

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