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Fattorie italiane hanno perso 2 milioni di animali

Fattorie italiane hanno perso 2 milioni di animali

In un decennio gravi perdite, come sottolineano Aia e Coldiretti. E ci sono diverse razze che rischiano seriamente pure l'estinzione

Le fattorie italiane hanno perso due milioni di animali nell’ultimo decennio. Coldiretti e Aia lanciano l’allarme nel giorno di Sant’Antonio Abate, patrono di pecore, maiali, mucche, asini e capre. Un milione tra pecore a agnelli, 800 mila maiali, 200 mila bovini e bufale non ci sono più. Stiamo quindi parlando solo degli animali più grandi da fattoria.

Lo spopolamento ha riguardato montagna e aree interne, dove non ci sono le condizioni sociali ed economiche per permettere ai pastori e agli allevatori di rimanere. Spesso per i prezzi troppo bassi e per la concorrenza sleale dei prodotti che arrivano dall’estero. “A rischio c’è anche la straordinaria biodiversità delle stalle italiane, dove sono minacciate di estinzione 130 razze allevate tra cui 38 di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e sette di asini”.

“Gli animali custoditi negli allevamenti italiani – sottolinea la Coldiretti – rappresentano un tesoro unico al mondo che va tutelato e protetto anche perché a rischio non c’è solo la biodiversità delle preziose razze italiane, ma anche il presidio di un territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali. E se la Fattoria Italia si sta drammaticamente svuotando di mucche, pecore e maiali, in netta controtendenza ci sono gli asini, che nel giro di dieci anni sono praticamente quintuplicati (+377%) con ben 62mila esemplari che dopo aver rischiato l’estinzione stanno vivendo un momento di riscossa per le qualità nutrizionali e cosmetiche del latte e il carattere mansueto, docile e amichevole adatto per la vita in campagna, la pet therapy e il turismo”.

L’allevamento italiano vale 17,3 miliardi di euro, rappresenta il 35% di tutta l’agricoltura nostrana, ha un forte impatto anche occupazionale, con 800 mila impiegati. “Quando una stalla chiude, si perde tutto un sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado” ha detto Ettore Prandini, presidente della Coldiretti.

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