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Parma capitale della cultura: difendere il Parmigiano Reggiano

Parma capitale della cultura: difendere il Parmigiano Reggiano

Parmesan e Parma Ham usurpano il buon nome e la tradizione di due prodotti top della food valley italiana, imitati sempre più spesso

Parma è la capitale della cultura 2020 ed è l’occasione per tutelare i prodotti locali. Da sempre, infatti, la città è sinonimo di cucina di qualità e di buona alimentazione nel mondo. Eppure, il buon nome viene costantemente usurpato, con il Parmigiano Reggiano che diventa Parmesan dagli Stati Uniti all’Australia, dal Sudafrica alla Russia, Parmesano in Uruguay e Parmesao in Brasile. Senza scordare i formaggi similari che si moltiplicano pure nella stessa Europa.

Parma è al centro della food valley italiana, dalla quale nasce un terzo del cibo Made in Italy, prima ricchezza del Paese, con una filiera che raggiunge i 538 miliardi di euro, ossia il 25 per cento del Pil, e che offre lavoro a 3,8 milioni di persone. “E’ leva strategica per la crescita, ma anche della più radicata espressione della cultura popolare e il simbolo riconosciuto dell’Italia all’estero, oltre a essere di fondamentale importanza per ambiente e salute”.

Le buone tradizioni del territorio vanno dunque salvaguardate, difese dai prodotti di bassa qualità che sono solo un’imitazione. Non solo il Parmigiano Reggiano (il Parmesan nel mondo ha superato la produzione dell’originale), ma pure il Prosciutto di Parma che diventa Parma salami e Parma Ham all’estero. “Si deve lavorare per accordi che tutelino il Made in Italy dalla concorrenza sleale e garantiscano scelte consapevoli ai consumatori nel rispetto della sicurezza alimentare, con parità di condizioni, efficacia dei controlli e reciprocità delle norme”.

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