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Vino italiano: nuovi dazi Usa lo mettono a rischio

Vino italiano: nuovi dazi Usa lo mettono a rischio

Corsa contro il tempo per impedire questa eventualità: missione del commissario Ue Hogan negli Stati Uniti per mediare con le autorità

È corsa contro il tempo per impedire che la scure dei dazi americani possa abbattersi sui vini italiani. Martedì 14 gennaio, il commissario europeo per il Commercio, Phil Hogan, sarà a Washington per mediare con le autorità Usa chiedendo di evitare nuove penalizzazioni per l’agroalimentare Ue nel quadro della vicenda Boeing – Airbus.

Il giorno prima, lunedì 13 gennaio – cioè, domani – si chiude l’istruttoria al termine della quale si deciderà se imporre nuove tariffe doganali o inasprire quelle già in vigore. Finora è già stato colpito lo champagne francese, il vino spagnolo, l’olio d’oliva iberico, i formaggi e i liquori Made in Italy. La paura nostrana è che nei dazi ‘a carosello’ possa essere inserito ora anche il nostro vino, primo per esportazioni nel settore del wine&food italiano, che ha negli Stati Uniti il mercato con il giro d’affari principale, 1,5 miliardi all’anno.

La ministra italiana per le Politiche agricole, Teresa Bellanova, in quest’ottica ha scritto una lettera a Hogan, chiedendo al commissario di utilizzare con gli Usa tutte le armi della diplomazia e a Bruxelles di istituire un fondo ad hoc per affrontare questa e altre crisi commerciali, andando a sostenere le aziende che vengono colpite ingiustamente dai dazi. Bellanova ha sollecitato anche la coesione dei Paesi dell’Unione Europea: “Che invece rischia di venire meno, laddove le nuove misure finissero per colpire in maniera sproporzionata alcune categorie di prodotti agroalimentari europei: nel nostro caso, dopo aver gravemente danneggiato il lattiero-caseario, l’ampliamento ipotizzato nella lista finirebbe per colpire nostre filiere strategiche come quelle del vino, delle carni lavorate, dell’olio d’oliva e degli agrumi. L’impatto non sarebbe sostenibile dalle nostre imprese che hanno investito molto in questi anni e che, senza adeguate misure compensative, resterebbero di fatto escluse dal mercato americano”.

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