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Brexit: non cala il consumo di vino top italiano

Brexit: non cala il consumo di vino top italiano

A risentire del prevedibile aumento del prezzo in Uk sono invece i vini di tipo medio del nostro Paese: lo dice una ricerca Nomisma

Nonostante la Brexit, gli inglesi non rinunceranno ai vini più prestigiosi Made in Italy. A risentirne saranno però quelli di livello medio. L’Istituto Grandi Marchi ha commissionato all’osservatorio Wine Monitor di Nomisma uno studio, ‘I vini italiani di alta qualità nel mercato UK. Tra Brexit e concorrenza francese’.

La ricerca ha analizzato percezione, posizionamento e abitudini di consumo dei vini di alto livello italiani di fronte all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Il 59% degli intervistati (campione totale di 1.000 wine users tra i 18 e i 65 anni) ha fatto sapere che continuerà a consumare la stessa quantità di oggi, anche in caso di crescita dei prezzi. Diverso il discorso per il vino Made in Italy in generale: l’11 per cento smetterebbe di acquistarli, il 42 per cento li consumerebbe in quantità ridotte. I più giovani passerebbero volentieri alla birra.

Piero Mastroberardino, presidente dell’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, dice: “La ricerca ci dà indicazioni determinanti, sia se guardiamo alla corsa con i competitor francesi, che non a caso hanno recuperato quote di mercato con azioni aggressive sullo Champagne, sia se consideriamo gli eventuali rincari legati alla Brexit. Questi influenzerebbero naturalmente gli acquisti, lasciando ampi margini al low cost, indicato dal 44 per cento del campione come principale fattore d’acquisto in questo momento storico. Guardando il bicchiere mezzo pieno, lo studio conferma che per il 38 per cento, l’origine del vino e il brand sono ancora criteri di scelta prioritari, ponendo il Paese in cima alla lista insieme a Francia e Australia. Ciò su cui intendiamo puntare è quindi la crescita ulteriore del valore dei fine wines, lavorando in modo mirato e più strutturato su canali strategici che vadano oltre la Gdo, come l’Horeca e il commercio online, dove il pregio e il fascino dei nostri vini possono garantire ampi margini di sviluppo”.

La ricerca ha analizzato anche la dinamiche relative alla ristorazione inglese e all’e-commerce. Analizzando 350 ristoranti, il 63 per cento ha almeno un’etichetta top italiana nella lista dei vini (considerando le bottiglie da 0,75 sopra le 50 sterline). I fine wines italiani sono il 16 per cento di tutte le referenze con prezzo superiore a 50 sterline presenti nelle wine-list analizzate. Fa meglio solo la Francia, che ha il 57 per cento sul totale delle bottiglie over 50 sterline. Toscana e Piemonte sono quinta e settima nella classifica dei vini top.

Buona anche nell’e-commerce la presenza nostrana. Su Lay&Wheeler, in particolare, ci sono quasi 700 etichette nazionali. Spiccano i rossi (su Lay&Wheeler rappresentano il 92 per cento delle etichette italiane). Da Toscana e Piemonte proviene l’80 per cento delle nostre label. Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, spiega: “In uno scenario possibile di aumento dei prezzi, la qualità risulta l’unico fattore in grado di mantenere invariati i consumi. Lo pensa il 20 per cento degli inglesi, con percentuale che sale al 23 per cento tra i consumatori di vino italiano e arriva al 27 per cento tra chi oggi già fruisce di top label provenienti dal nostro Paese”.

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