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Dazi Usa: formaggi italiani falsi +4%

Dazi Usa: formaggi italiani falsi +4%

Export agroalimentare italiano fortemente penalizzato a favore dei prodotti tarocchi come le mozzarelle e il parmesan

Da quando sono entrati in vigore i dazi di Trump, negli Stati Uniti è aumentata del 4 per cento la produzione di formaggio italiano falso. I dati sono stati divulgati in occasione della nuova minaccia del presidente americano di innalzare al 100 per cento i dazi sui prodotti europei contro la digital tax.

I benefici più importanti sono a carico della lobby dell’industria casearia Usa (Ccfn) “che ha esplicitamente chiesto con una lettera di imporre tasse alle importazioni di formaggi europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy e costringere l’Unione Europea ad aprire le frontiere ai tarocchi a stelle e strisce”.

Negli ultimi 30 anni i formaggi nazionali ‘finti’ sono cresciuti tantissimo. Nel 2018, siamo arrivati a 2,5 miliardi di chili, realizzati per due terzi circa in Wisconsin e California, con lo Stato di New York che si piazza al terzo posto. Davanti a tutti svetta la mozzarella, con 1,97 miliardi di chili l’anno, poi il parmesan con 192 milioni di chili, il provolone con 181 milioni, la ricotta con 113 milioni, il pecorino romano con 25 milioni di chili, realizzati senza latte di pecora. E il Dipartimento dell’agricoltura degli Usa conferma una crescita anche a settembre 2019.

Se le tariffe applicate all’importazione di alimentari italiani inseriti nella black list dovessero salire dal 25 al 100 per cento, prodotti come il Parmigiano Reggiano, il Gran Padano, il Gorgonzola, l’Asiago, la Fontina, il Provolone, i salami, le mortadelle, i crostacei, i molluschi, gli agrumi, i succhi, gli amari e il limoncelle diventerebbero fuori mercato negli Stati Uniti, Paese che è al terzo posto tra gli italian food buyer dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna. Insomma, rischia di andarsene in fumo mezzo miliardo di export alimentare italiano negli Stati Uniti.

Se la black list dovesse allargarsi al vino, la situazione diventerebbe drammatica. Nel 2018, infatti, l’export negli States è stato pari a 1,5 miliardi, risultando il prodotto agroalimentare Made in Italy. più venduto in Usa. “L’aumento dei prezzi favorirebbe le produzioni in Australia e Cile e soprattutto le bottiglie locali, con gli Stati Uniti che rappresentano quasi il 10 per cento del totale mondiale con una quantità di 24 milioni di ettolitri”.

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