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Sangalli (Confcommercio): “Si disinneschi aumento dell’Iva”

Sangalli (Confcommercio): “Si disinneschi aumento dell’Iva”

"Bisogna lavorare alle legge di bilancio per far ripartire l'economia. In questo momento di stagnazione, non ci voleva la crisi di governo"

Su Il Sole 24 Ore c’è un’interessante intervista al presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Il numero uno fa un’analisi ad ampio raggio su crisi politica e ripercussioni sul mondo dei consumi. “La crisi di governo arriva in una fase congiunturale critica, con la crescita acquisita per l’intero 2019 pari a zero, e uno scenario internazionale caratterizzato da guerre commerciali, dal timore della Brexit e dal rischio recessione che interessa anche la Germania, che ha chiuso il secondo trimestre con il Pil negativo. Non interveniamo nel dibattito politico, ma segnaliamo alle forze politiche che serve una consapevolezza comune, va messa in sicurezza la nostra economia , anzitutto disinnescando gli aumenti Iva”.

No all’esercizio provvisorio, dunque. Un no categorico. “E bisogna lavorare alla legge di bilancio per contribuire alla ripartenza dell’economia”. Bisogna agire in tre direzioni per far ripartire l’economia italiana: “Riduzione della pressione fiscale, attraverso il taglio del cuneo fiscale – contributivo, e la revisione delle aliquote Irpef. Servono poi nuovi investimenti per rilanciare le infrastrutture. Infine, dobbiamo puntare sull’innovazione. Va rilanciato il piano Impresa 4.0, declinandolo più a misura di piccola e media impresa e con maggiore attenzione per l’economia dei servizi”.

La crisi del governo gialloverde non deve significare dietrofront su alcuni punti: “Il decreto crescita porterà, nel 2023, alla totale deducibilità dell’Imu sui beni strumentali di impresa: questo processo va assolutamente portato a compimento. Non bisogna interrompere il taglio strutturale delle tariffe Inail. Va colmato il buco per il 2022, dopo il primo triennio sperimentale”. Su alcune situazioni, invece, serve un cambio di rotta deciso: “Bisogna superare le scelte dei contratti a termine. Serve un’integrazione tra reddito di cittadinanza e politiche attive del lavoro, realizzando la riforma dei centri per l’impiego. Infine, il salario minimo legale: è una misura che destruttura la contrattazione collettiva”.

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