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Crollo demografico in Italia non si arresta

Crollo demografico in Italia non si arresta

Nel 2018 sono stati iscritti in anagrafe oltre 439 mila bambini, quasi 140 mila in meno rispetto al 2008. Lo fa sapere l'Istat nel Rapporto annuale

Non si ferma il crollo demografico dell’Italia. Lo segnala l’Istat nel suo Rapporto annuale: “Nel 2018 sono stati iscritti in anagrafe oltre 439 mila bambini, quasi 140 mila in meno rispetto al 2008”. Fino al 2016, del resto, il 45 per cento delle donne tra 18 e 49 anni non aveva avuto ancora figli. Appena il 5 per cento, però, aveva dichiarato di non avere tra i progetti un bambino.

Istat precisa: “Il declino demografico è il combinato disposto del calo delle nascite e dell’aumento tendenziale dei decenni. Se nel 2018 si contano quasi 140 mila nascite in meno rispetto al 2018, i cancellati per decesso sono poco più di 633 mila, circa 50 mila in più”. L’Istituto nazionale di statistica porta all’attenzione anche altri dati.

“La diminuzione della popolazione femminile tra i 15 e i 49 anni, osservata tra il 2008 e il 2017, circa 900 mila donne in meno, spiega circa i tre quarti del calo di nascite che si è verificato nello stesso periodo. La restante quota dipende dalla diminuzione della fecondità (da 1,45 figli per donna del 2008 a 1,32 del 2017). Inoltre, la diminuzione delle nascite è attribuibile prevalentemente al calo dei nati da coppie di genitori entrambi italiani, che scendono a 359 mila nel 2017, oltre 121 mila in meno rispetto al 2008”.

E’ dal 2015 che la popolazione del nostro Paese è in calo. Al primo gennaio 2019 la stima è di 60,4 milioni di abitanti, vale a dire 40 mila in meno rispetto al primo gennaio del 2015 (-6,6 per mille). Si va lentamente riducendo il contributo alla natalità da parte dei cittadini stranieri. Dal 2012 al 2017 si può notare una diminuzione di figli anche nelle coppie con almeno un genitore straniero (più di 8 mila in meno), che scendono sotto i 100 mila (il 2,7 per cento del totale). Popolazione straniera che sta a sua volta invecchiando: quella femminile tra i 35 e i 49 anni, sul totale delle cittadine straniere in età feconda, passa dal 42,7 del primo gennaio 2008 al 52,4 per cento del primo gennaio 2018.

Previsioni nere anche per il futuro. Nel 2050, la quota di 15-64enni potrà calare al 54,2 per cento del totale, vale a dire di dieci punti percentuali rispetto a oggi. Parliamo di sei milioni in meno di persone in età da lavoro. “Recessione demografica significativa, bisogna risalire al biennio 1917-1918 per trovare un simile calo numerico. Quella era un’epoca segnata dalla Grande Guerra e dai successivi drammatici effetti dell’epidemia di spagnola”. Parola di Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat. In Italia, aggiunge, “non va ignorato che la crescita della popolazione italiana degli ultimi 20 anni è avvenuta unicamente grazie all’aumento della componente di origine straniera, una numerosità di tutto rilievo, superiore al numero di abitanti di nove dei 27 Paesi Ue”.

Infine, “si assiste a un sistematico afflusso di giovani italiani dai 20 ai 34 anni con livello di istruzione medio-alto delle regioni del Mezzogiorno verso il Centro-Nord”. In un decennio, circa 250 mila.

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