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Cassa integrazione: s’impenna nel 2019

Cassa integrazione: s’impenna nel 2019

L'industria è il settore più colpito. A Taranto, Roma, Frosinone e Genova la palma di peggiori province italiane in questo primo trimestre

La cassa integrazione s’impenna in tutta Italia. Le quattro province in cui di più si sente la crisi sono, da sud a nord, Taranto, Roma, Frosinone e Genova. Qui il lavoro cala inesorabilmente e la cassa integrazione va ben oltre il +6,1% nazionale segnalato nei primi tre mesi del 2019 dall’Inps. Al primo posto, in questa poco felice classifica, c’è proprio la capitale, con 7 milioni e 653 mila ore di cig autorizzate (66 milioni è il totale italiano), +115% rispetto al 2018. L’aumento più forte è però su Taranto, +751,8%, pari a 5,6 milioni di ore; segue Genova, +390%, a 2,53 milioni di ore. A Frosinone la cig aumenta del 260,5%, a 2,11 milioni.

Secondo i dati elaborati per ‘La Stampa’ dal Servizio politiche attive del lavoro della Uil, 35 province su 101 hanno fatto segnare un incremento nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Ventisei di queste hanno aumenti in doppia cifra. Inutile girarci intorno, insomma, siamo di nuovo nel mezzo di una crisi. A esserne colpito è in particolare il Centro, con la cassa che sale del 28,1%, mentre al Sud fa segnare un +12,7%. Il Nord tiene un po’ su l’Italia, facendo segnare una diminuzione del 6,6%. Aumentano in particolare le ore di cassa integrazione straordinaria (+11,1%), quella ordinaria cresce del 4,7%, quella in deroga scende dell’80,8%.

I problemi maggiori li registriamo nel comparto industriale (a livello nazionale la cassa integrazione sale del 25,4%). L’edilizia si fa notare per una flessione del 4,8%, in commercio e artigianato i cali sono ancora più vistosi: del 65/67% rispetto a inizio 2018.

Trainata da Roma, a livello nazionale è il Lazio al primo posto con 10,2 milioni di ore di ammortizzatori sociali nei primi tre mesi del 2019, poi c’è la Lombardia con 9,2 milioni e il Piemonte con 9. Alle spalle di Roma, c’è Torino (6,9 milioni di ore, +63,9%), poi Taranto (5,6 milioni), Milano 2,6 milioni), Genova (2,5 milioni), Napoli (2,3 milioni), Frosinone (2,1 milioni), Ancona e Varese (1,8 milioni) e Brescia (1,2 milioni).

Per Taranto, Genova e Roma l’aumento delle ore è dovuto in particolare alla cassa integrazione straordinaria (rispettivamente +1.927,5%, +540,3% e +182,9%), dovuti a processi di crisi o di ristrutturazione (riorganizzazione dell’Ilva e settore portuale a Taranto e Genova, Alitalia e comparto delle tlc e servizi a Roma). A Frosinone, invece, crescono le ore di cassa ordinaria (+815,5% nel trimestre), soprattutto a causa del rallentamento della produzione dello stabilimento Fca di Cassino.

Tra le peggiori, si segnala anche Campobasso (+311,9%), poi Pisa (+178,6%), Oristano (+174,2%), Pordenone (+139,4%), Mantova (+113,8%) e Ferrara (+106%). Le migliori dieci, invece, nell’ordine sono Crotone (da 34.196 a zero, +100%), Aosta (-90,6%), Asti (-86,4%), Rovigo (-84,7%), Vercelli (-84,6%), La Spezia (-84,2%), Reggio Emilia (-80,3%) e Gorizia (-77%).

Peggiore di tutti è il comparto industriale, passato da 42,7 a 53,6 milioni di ore autorizzate. Province come Biella, Modena, Cremona e Terni hanno fatto segnare rispettivamente incrementi del 91,5, 90,5, 48,4 e 18,4%; Verona, Vicenza, Bologna e Padova hanno invece ottenuto segni ‘meno’ (56,2, 40, 36,8 e 33,9%). Seguono Milano, Brescia e Treviso (31,3, 17,7 e 6,5%).

Chiudiamo con le stime Uil. Grazie agli ammortizzatori sociali, nel primo trimestre, sono stati salvaguardati 130 mila posti (20 mila nel Lazio, 18 mila in Lombardia, 17.550 in Piemonte, 14.500 in Puglia, 8.400 in Campania, 8 mila in Emilia Romagna, 6.800 nelle Marche, 6.600 in Veneto, 5.400 in Liguria).

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