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Doggy bag: contro gli sprechi la utilizza 1 italiano su 3

Doggy bag: contro gli sprechi la utilizza 1 italiano su 3

E’ quanto emerge da un’indagine di Coldiretti/Ixè. Ma per il 9% è ancora “non educato, volgare, da poveracci”

Italiani sensibili ad evitare gli sprechi, ma la cultura della ‘doggy bag’ ha ancora ampie sacche di resistenza. A fronte di un 33% che quando esce dal ristorante è abituato a portare a casa gli avanzi e un 18% che lo fa raramente, vi è un 5% che non lo fa per vergogna e un 9% che lo considera “non educato, volgare, da poveracci”. Questo è quanto emerge da un’indagine realizzata dall’Istituto Ixè per Coldiretti in occasione della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare (5 febbraio). Vi è poi chi non lascia alcun avanzo nel piatto e costituisce il 28%; un’abitudine questa che, come sottolinea Coldiretti, “richiama un passato difficile che riconosceva il valore del cibo e la necessità di non sprecarlo”.

La richiesta di portare a casa quanto avanzato, che si tratti di cibo o di bottiglie di vino non finite, è tra l’altro un diritto del cliente riconosciuto dalla legge 166/16 sugli sprechi alimentari che “promuove l’utilizzo, da parte degli operatori nel settore della ristorazione, di contenitori riutilizzabili idonei a consentire ai clienti l’asporto degli avanzi di cibo”.

Una pratica per di più conveniente anche perché, come sottolinea Coldiretti, “molte delle porzioni avanzate possono essere consumate a casa semplicemente riscaldandole oppure utilizzate come base per realizzare ottime ricette”.

La pratica della ‘doggy bag’ nasce negli anni Quaranta negli Stati Uniti e ha conquistato nel corso degli anni moltissime nazioni: in Francia vi è una norma che obbliga i ristoranti con più di 180 posti a sedere di avere in dotazione la doggy bag mentre in Cina chiedere il ‘dabao’ è considerato un comportamento da persone educate.

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