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S&P: Italia non declassata, ma prospettive peggiorano

S&P: Italia non declassata, ma prospettive peggiorano

Titoli di Stato restano 'BBB', ma l'outlook passa da 'stabile' a 'negativo'. Preoccupazione per le banche, ma ora lo spread potrebbe calare

A sorpresa, l’agenzia di rating Standard & Poor’s non ha declassato l’Italia, cosa che invece aveva fatto Moody’s. Resta dunque il giudizio ‘BBB’ sul grado di affidabilità dei titoli di Stato del Belpaese. Cambia però l’outlook, che sono le previsioni a medio e lungo termine. Da ‘stabili’ diventano ‘negative’. Gli analisti di Unicredit sono sicuri che la decisione di S&P possa far calare lo spread almeno a 280 – 250 punti. E questo è un respiro di sollievo per il Governo.

L’agenzia scrive nel rapporto: “A nostro avviso, il piano economico del governo rischia di indebolire la performance di crescita dell’Italia”. La Manovra è “un’inversione rispetto al precedente consolidamento dei conti e un dietrofront rispetto alla precedente riforma delle pensioni che potrebbe arrivare a minacciare la sostenibilità di lungo termine dei conti pubblici”. Sono “di corto respiro” le misure sulla domanda, “eccessivamente ottimistiche” le stime di crescita (nel 2019 e nel 2020 non si andrà oltre l’1,1% contro una previsione dell’esecutivo di 1,5 – 1,6%). Il deficit, l’anno prossimo, per Standard & Poor’s arriverà al 2,7% e non al 2,4%, il cammino di discesa del debito s’interromperà.

Rischi poi per le banche: “La nuova politica economica e fiscale del governo ha eroso la fiducia degli investitori e di riflesso aumentato gli interessi sul debito pubblico, con il risultato di arrivare a influenzare negativamente l’accesso delle banche (grandi creditrici dello Stato) al mercato dei capitali”. Il rischio a lungo termine è che “la capacità delle banche di finanziare l’economia italiana verrebbe significativamente ridotta, soprattutto a danno di piccole e medie imprese”.

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