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Olimpiadi 2026: diventa scontro politico

Olimpiadi 2026: diventa scontro politico

Sala resta rigido su posizioni di Milano, i 5 Stelle potrebbero ritirare la candidatura italiana. La Lega ha paura che i pentastellati stiano solo cercando un pretesto

Le richieste di Milano per le Olimpiadi invernali 2026 fanno infuriare il Governo, che minaccia di non presentare più alcuna candidatura italiana (quella congiunta Torino – Cortina – Milano). “Se queste sono le condizioni, tanto vale non presentare alcuna candidatura” ha sbottato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, di fronte alle insistenze del sindaco milanese Luigi Sala.

Non è una buona notizia dell’Italia, a questo punto con i favori del pronostico dopo che Sapporo, in Giappone, ha deciso di abbandonare la gara. In realtà, all’interno della maggioranza ci sono due parrocchie. Il Movimento 5 Stelle a questo punto rinuncerebbe ai Giochi, utilizzando i 600 milioni per il reddito di cittadinanza. La Lega ascolta e vede che i governatori di Lombardia e Veneto sono entusiasti all’idea di avere i ‘cinque cerchi’ in casa. Matteo Salvini contro Luigi Di Maio, dunque. In mezzo, l’Italia dei Comuni. Simone Valente, fedelissimo del secondo, quasi ha messo il punto finale alla disputa: “E’ arrivato il momento di mettere un punto fermo su questa situazione paradossale: non è possibile procedere quando determinate condizioni proposte da Coni e governo non sono sostenute da una città importante come Milano”.

La Lega teme che i 5 Stelle stesse aspettando solo un pretesto per dire di no pure alle Olimpiadi invernali a tre teste. Sala ha scritto a Giorgetti, ribadendo che Milano vuole essere capofila, pure nel logo. Considera i Giochi in tre città un pasticcio: “Milano è più conosciuta a livello internazionale e quindi deve essere in rilievo”. Non dimentichiamo, a parziale scusante dell’irrigidimento di Sala, che un anno e mezzo fa il Coni aveva scelto proprio Milano, piegandosi poi a ricatti politici e accettando dunque Torino (dei Cinquestelle) e Cortina (della Lega).

Intendiamoci, non è Chiara Appendino, da Torino, sia più morbida: “Le risposte finora ottenute sono insufficienti, ci vuole chiarezza sulla regia della candidatura e sulle risorse a disposizione”. Ha paura che vengano attribuite responsabilità troppo ampie sulla sicurezza laddove, trattandosi di una kermesse così dispersiva, sarebbe impossibile controllare tutto e bene. “Se non fosse per lealtà nei confronti del M5S, ci saremmo già sfilati”.

Il sospetto leghista resta forte: Milano ha il sindaco Pd, i pentastellati faranno ricadere la colpa su di lui per il naufragio della candidatura italiana? A inizio ottobre, a Buenos Aires, si deciderà: noi ci saremo?

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