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Italiani scoprono acqua liquida su Marte

Italiani scoprono acqua liquida su Marte

Risultato storico ottenuto grazie al radar Marsis ideato dal professor Giovanni Picardi della La Sapienza di Roma

Su Marte è stata trovata acqua salata allo stato liquido. La straordinaria scoperta, cui Science dedicherà la prossima copertina, è stata fatta grazie ai dati del radar italiano Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding), che è ospitato sulla sonda spaziale europea Mars Express. Si tratta di un bacino sotto il polo Sud delle dimensioni di 25 chilometri quadrati e dallo spessore di qualche metro.

La sonda è stata lanciata da Bajkonur nel 2003 e in volo orbitale ha raggiunto una distanza dalla superficie di Marte pari a 250 chilometri di altezza. Ad analizzare i dati inviati da Marsis, che ha due antenne lunghe 20 metri con frequenze che operano tra 1,5 e 5 MHz con le quali è possibile investigare fino a una profondità di 5 chilometri, dal 2015 sono stati gli scienziati di Asi, Inaf, Cnr e università Roma Tre, Sapienza e D’Annunzio.

A rendere ancora più interessante la scoperta è la posizione dell’acqua allo stato liquido (sono i sali in essa contenuti a permettere tale stato, nonostante la temperatura inferiore agli zero gradi): si trova infatti nella regione di Planum Australe, in un ambiente al riparo dalle radiazioni che colpiscono la crosta marziana e che ha tutti i canoni per essere una ‘nicchia biologica’.

Le spedizioni su Marte, a partire dalla sonda Viking della Nasa nel 1976, avevano mostrato i segni della presenza sul pianeta rosso di mari, laghi e fiumi. “Il grande dilemma era quindi quello di dove sia finita tutta quell’acqua – racconta Roberto Orosei dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), primo autore dell’articolo –. Buona parte di questa è stata portata via dal vento solare, che spazzò quella che mano a mano si vaporizzava dalla superficie degli specchi d’acqua. Un’altra significativa porzione è depositata sotto forma di ghiaccio nelle calotte, soprattutto quella nord, e negli strati prossimi alla superficie o è legata al terreno nel permafrost. Ma una parte doveva essere rimasta intrappolata nelle profondità e potrebbe ancora trovarsi allo stato liquido”.

Acqua che ora è stata trovata proprio grazie ai dati di Marsis (ideato dal professor Giovanni Picardi dell’Università La Sapienza di Roma fu realizzato da Thales Alenia Space Italia sotto la supervisione dell’Agenzia Spaziale Italiana). Dati che, come evidenzia Elena Pettinelli (responsabile del Laboratorio di Fisica Applicata alla Terra ed i Pianeti dell’Università Roma Tre e co-investigatore di Marsis), “indicano che ci troviamo probabilmente in presenza di un lago subglaciale simile ai laghi presenti al di sotto dei ghiacci antartici, relativamente esteso e con una profondità certamente superiore alla possibilità di penetrazione delle frequenze usate da Marsis. In alternativa potrebbe trattarsi di un acquifero profondo nel quale l’acqua liquida riempie i pori e le fratture della roccia. Non siamo attualmente in grado di stimare con precisione la profondità del lago, ovvero dove si trova il fondo del lago o la base dell’acquifero, ma possiamo senza dubbio affermare che sia come minimo dell’ordine di qualche metro”.

“Tutto questo – ha dichiarato Enrico Flamini (responsabile del progetto Marsis per l’Agenzia Spaziale Italiana e planetologo all’università di Chieti-Pescara) ad Adnkronos – fa comprendere che le precondizioni per trovare vita su Marte ci sono. Ora sappiamo che Marte è più adatto ad ospitare vita di quanto pensavamo. Ora sappiamo che acqua liquida c’è ed è stabile da centinaia di milioni di anni. Siamo a un passo, siamo più vicini a pensare che ci possa essere vita”.

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