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E’ morto Sergio Marchionne

E’ morto Sergio Marchionne

Sergio Marchionne è morto a Zurigo all’età di 66 anni. Ricoverato all’UniversitatsSpital si era sottoposto a un’operazione alla spalla, ma nel decorso post operatorio sono intervenute delle complicazioni che hanno portato  condizioni irreversibili e quindi al decesso. Il manager italocanadese, con residenza in Svizzera, aveva passato le consegne da tutti gli incarichi.

Nato a Chieti nel 1952 e cresciuto in Canada, dopo tre lauree (filosofia, economia e giurisprudenza) e un master (business administration), nel 2002 arriva ad essere amministratore delegato di Sgs a Ginevra. Grazie a tale incarico lo nota Umberto Agnelli, che nel 2003 lo vuole nel cda di Fiat; l’anno successivo, dopo la morte dello stesso Umberto Agnelli, viene chiamato a guidare la Fiat affiancato da Luca Cordero di Montezemolo (presidente) e John Elkann (vice presidente). La sua sfida salvare l’azienda automobilistica torinese.

Una sfida vinta passando attraverso scelte impopolari (scontro con Fiom sulla governabilità delle fabbriche, uscita da Confindustria), la rottura con GM. Nel presentare i conti 2006 Marchionne afferma che la Fiat è finalmente uscita dall’emergenza. Nel 2008 la crisi costringe la Fiat a modificare i programmi e a ricorrere alla cassa integrazione. Nel 2009 vi è il salvataggio di Chrysler dal fallimento e la nascita di Fiat Chrysler Automobiles (Fca), che è il sesto produttore al mondo di auto. Una nascita con la quale la sede legale da Torino viene trasferita ad Amsterdam. Nel 2014 Marchionne prende le redini anche della Ferrari e riporta l’azienda di Maranello ad essere di nuovo competitiva in Formula 1.

“L’eredità che ci lascia – aveva scritto nei giorni scorsi John Elkann in una lettera ai lavoratori di Fca – parla di ciò che è stato davvero importante per lui: la ricerca dell’eccellenza, l’idea che esiste sempre la possibilità di migliorare. I suoi insegnamenti, l’esortazione a non accettare mai nulla passivamente, a non essere soddisfatto della mera sufficienza sono ormai parte integrante della nostra cultura in Fca: una cultura che ci spinge ad alzare sempre l’asticella e a non accontentarci mai della mediocrità”.

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