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Disoccupazione in Italia, Ocse: “Il tasso è il terzo più alto”

Disoccupazione in Italia, Ocse: “Il tasso è il terzo più alto”

Diminuisce il numero di chi non ha un lavoro (11,2% ad aprile), ma anche i salari, -1,1% tra il quarto trimestre del 2016 e il quarto trimestre del 2017

Pur diminuendo, il tasso di disoccupazione in Italia resta il terzo più alto tra i Paesi dell’Ocse. Ad aprile era l’11,2%. L’Organizzazione aggiunge: “I salari reali sono scesi dell’1,1% tra il quarto trimestre del 2016 e il quarto trimestre del 2017”. Non solo: resta un marcato livello di insicurezza nel mondo del lavoro: “La situazione è migliorata negli ultimi anni, ma più lentamente che in altri Paesi”.

La fotografia del nostro Paese è dunque quella di un’Italia che arranca. Prova ne è il fatto che i salari reali sono diminuiti pur in presenza di una ripresa economica. “A causa della stagnazione della produttività e di una percentuale significativa di lavoratori a basso reddito, con contratti temporanei e/o part-time involontario”.

Scrive ancora l’Organizzazione: “La performance del mercato del lavoro italiano è al di sotto della media Ocse in tutti gli indicatori, tranne che per quanto riguarda la qualità del reddito da lavoro. Non sorprende che, dato l’ancora elevato tasso di disoccupazione e l’incidenza dei contratti a termine, il livello d’insicurezza nel mercato del lavoro sia il quarto più alto tra i Paesi Ocse dopo Grecia, Spagna e Turchia”.

L’occupazione nella fascia d’età 15 – 74 anni è aumentata di 2,3 punti percentuali dal livello più basso raggiunto nel 2013, arrivando al 50,9% e tornando quasi ai livelli precedenti alla crisi (51%). Secondo le proiezioni Ocse, “la tendenza positiva dovrebbe continuare nei prossimi due anni”. In Italia è aumentata anche la povertà: il 13,6% di chi è in età lavorativa vive in famiglie con reddito inferiore al 50% del reddito medio. Erano il 10,7% nel 2016.

Infine, nel nostro Paese meno di un disoccupato su dieci riceveva il sussidio di disoccupazione nel 2016, una delle percentuali più basse dell’Ue. “Ciò deriva dalla combinazione di un’alta percentuale di disoccupati di lungo periodo e di una durata massima del sussidio relativamente bassa”. La percentuale “dovrebbe migliorare con l’entrata a pieno regime della riforma degli ammortizzatori sociali contenuta nel Jobs Act”. Chiude l’Ocse: “La creazione dell’Anpal è stato un passo importante, ma l’Italia deve proseguire a investire in politiche attive”.uart

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