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Tavola: dopo sei anni torna a crescere la spesa per la carne

Tavola: dopo sei anni torna a crescere la spesa per la carne

Nel 2018 un incremento del 5% con una particolare attenzione alla provenienza

Gli italiani sono tornati a spendere per la carne: dopo sei anni caratterizzati da una brusco calo dei consumi, quest’anno si registra un aumento di oltre il 5%. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti su dati Ismea relativi al periodo gennaio-marzo comparato allo stesso trimestre del 2017.

Un aumento che riguarda le diverse tipologie di carne: quelle di pollame e di maiale hanno fatto registrare entrambe un +4%, mentre l’incremento maggiore è di quella bovina con un +5%. Una crescita che avviene per di più a fronte di una sostanziale stagnazione della spesa familiare (+1,4%).

Nonostante la maggiore spesa gli italiani in un anno mangiano in media 79 chili di carne (pollo, suino, bovino, ovino). In Europa coloro che ne mangiano di più sono i danesi (109,8 kg) seguiti da portoghesi (101 kg), spagnoli (99,5 kg), francesi (86 kg) e tedeschi (85,8 kg). Il record assoluto spetta però agli americani con 222,2 chili di carne (stima del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti).

Come sottolinea la Coldiretti, gli italiani mangiano poca carne ma di qualità: il 45% sceglie quella coltivata in patria, il 29% carni locali e il 20% quella con marchio Dop, Igp o con altre certificazioni di origine. “La domanda di qualità e di garanzia dell’origine ha portato – evidenzia la Coldiretti – ad un vero boom nell’allevamento delle razze storiche italiane da carne che, dopo aver rischiato l’estinzione, sono tornate a ripopolare le campagne dagli Appennini alle Alpi”. Le razze più diffuse sono quella piemontese (‘Vitelloni Piemontesi della Coscia’ a Indicazione Geografica Protetta) con oltre 315mila, quella marchigiana con 52mila capi, quella chianina con 46mila capi, quella romagnola con 12mila capi, quella maremmana con 11mila capi e quella podolica con più di 35 mila capi.

“Le carni nazionali sono – sottolinea la Coldiretti – più sane, perché magre, non trattate con ormoni (a differenza di quelle americane) e ottenute spesso nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali. Il risultato è una vera rivoluzione nell’offerta di carne in Italia”.

Proprio per questo motivo Roberto Moncalvo (presidente della Coldiretti) sottolinea l’esigenza di estendere “l’obbligo di indicare la provenienza sulle tavole della diverse forme della ristorazione fuori casa dove ormai si concentra oltre 1/3 dei consumi alimentari”; un obbligo che oggi vige solo per il commercio al dettaglio.  

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