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Lo stress? Arriva puntuale con l’estate

Lo stress? Arriva puntuale con l’estate

Ritmi diversi, più tempo per pensare, bambini a casa dalla scuola: uno studio polacco segnala come aumenti l'ormone dello stress proprio con la bella stagione

Lo stress arriva puntuale con l’estate. Anche se vi piacciono mare, sole, temperature roventi e vacanze. Lo dice uno studio polacco sulla salute. Proprio perché la stagione bella porta con sé questo malessere, le cui cause sono oscure, gli stessi studiosi consigliano di prendersi un po’ di riposo tra giugno e agosto.

Sono state prese come campione alcune studentesse di Medicina. Per due giorni consecutivi, durante l’estate, hanno fornito campioni saliva ogni due ore. Lo stesso esperimento è stato replicato, sulle stesse ragazze, in inverno. Queste si sono impegnate anche a compilare un questionario su dieta, attività fisica e sport praticato. Bene, i livelli di cortisolo, considerato l’ormone dello stesso, erano sensibilmente più alti in estate rispetto all’inverno.

Federica Galli, specialista in Psicologia clinica e ricercatrice all’Università di Milano, cerca di dare una spiegazione plausibile al risultato: “La letteratura scientifica è piena di esempi in cui gli stati depressivi beneficiano di una maggiore irradiazione solare, quindi di come la sintomatologia tenda a migliorare d’estate. D’altra parte, però, non è possibile affermare che la possibilità di godere molto a lungo della luce solare aumenti la percezione della sensazione di benessere in tutti gli individui. Le persone con una situazione base di equilibrio psicologico possono risentire della variazioni stagionali, accusando forte stress in estate. Non solo perché stanchi da mesi e mesi di lavoro o di studio”.

L’estate, anche se nell’immaginario collettivo è divertimento e dolce far niente, è un periodo durante il quale gli equilibri e i ritmi quotidiani non sono più gli stessi. Ci sono nuovi orari e attività, la rete sociale è meno contenitiva. Scorrendo il Social Readjustement Rating Scale, strumento inventato negli anni ’60 all’Università di Washington, si scopre che l’estate è ai primi posti come fattore in grado di sviluppare disturbi psicosomatici.

“L’estate sembra prolungare l’orizzonte temporale entro cui ci si muove. I pensieri hanno più spazio, anche minore contenimento. I ritmi di lavoro rallentano, ma avere a casa i bambini dalla scuola può essere causa dirompente. Il ritmo sonno – veglia rischia di essere più disturbato per il calcio, il bioritmo risente del prolungarsi delle ore di luce”. Per qualcuno, la salvezza diventa l’autunno.

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