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Autostrade italiane le più care d’Europa: ecco perché

Autostrade italiane le più care d’Europa: ecco perché

Due soli concessionari si spartiscono tre quarti delle autostrade del nostro Paese. Ecco come funziona il sistema negli altri Paesi del Vecchio Continente

Viaggiare in autostrada, in Italia, costa caro. In Germania, Olanda e Belgio sono invece gratuite. In Austria c’è l’abbonamento annuale, 87,30 per gli automobilisti, 34,70 per i motociclisti. Da noi, si coprono 400 chilometri con 34 euro, mentre in Svizzera l’abbonamento viene a costare 40 franchi l’anno, circa 38,12 euro. La Francia adotta un sistema di pedaggi simile al nostro, ma meno caro: Parigi – Lione, 450 chilometri più o meno, vengono 19,80 euro in moto, 33,30 in auto. La tratta Ventimiglia – Bologna, chilometraggio equivalente, al casello costa 40,50 euro.

Pure la Spagna non fa pagare le Autovie (ossia, le autostrade). Si paga esclusivamente per le Autopistas. In Slovenia il costo dell’abbonamento annuale è di 55 euro per i motociclisti e di 110 euro per gli automobilisti. In Italia, pagando così, si fa la Milano – Napoli una volta sola, andata e ritorno. La nostra rete autostradale consta di 7 mila chilometri circa, quella francese di 9 mila. Ma sono tra i pochissimi Paesi che hanno un sistema di pedaggio costituito da caselli. Per gli altri Stati, si tratta di un modo antiquato e oneroso di gestire la viabilità. Troppo alti i costi per progettazione, costruzione, personale per la riscossione (se mancano le biglietterie automatiche) e assistenza. I caselli poi vanno alimentati dalla corrente (altra voce di spesa) e creano code.

In Italia, mille chilometri sono gestiti dall’Anas, gli altri 6 mila hanno ben 26 concessioni. Ma il 70 per cento è nelle mani di due gruppi soltanto, il Gruppo Atlantia, che fa capo e Benetton, e che gestisce Autostrade per l’Italia (oltre 3 mila chilometri), e il Gruppo Gavia, che copre altri 1.200 chilometri. Gli altri 1.650 km sono di società controllate da enti pubblici o da alcuni concessionari minori. Sul tema della concorrenza, l’Italia è sul tavolo di Bruxelles. Dodici mesi fa fu deferita alla Corte di giustizia per non aver messo a gara la realizzazione dei lavori della Civitavecchia-Livorno, prorogando la concessione alla Società autostrada tirrenica Spa, partecipata al 99% da Atlantia.

In cambio delle promesse di investimenti, dagli anni ’90 in poi i governi di destra e di sinistra hanno rinnovato le concessioni, senza gare pubbliche. Però, nell’ultima relazione del ministero dei Trasporti scopriamo che gli investimenti mancano: nel 2016 siamo arrivati a 1.064 milioni di euro, il 20% in meno rispetto all’anno precedente. Pure il costo per le manutenzioni è calato del 7%. Insomma, alla fine, sono i pedaggi ad arricchire chi gestisce le autostrade italiane. Nel 2017 il fatturato è stato di quasi 7 miliardi (l’83% costituito dai ricavi per i pedaggi). Le concessioni costano allo Stato 841 milioni. Un business appetitoso per i privati. Tanto più che i lavori affidati a società controllate dai concessionari sono un mercato da 3,5 miliardi di euro. E le società che più lavorano sono Itinera (del Gruppo Gavio) e Pavimental (di Benetton).

Nel frattempo, i pedaggi continuano ad aumentare. Ogni anno del 2,75%, al doppio dell’inflazione. La Commissione ha chiesto di ridurre gli aumenti allo 0,50%. Molto alta anche la remunerazione del capitale investito dai concessionari, un tasso d’interesse del 7,05% all’anno. Sul denaro chiesto in prestito, invece, i concessionari pagano solo l’1,7% d’interesse.

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