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Pesticidi in Italia: troppi in acque superficiali e sotterranee

Pesticidi in Italia: troppi in acque superficiali e sotterranee

Alta la concentrazione in particolare nella pianura padano-veneta. Trovate anche sostanze ormai bandite da decenni. Diminuisce però la vendita di prodotti fitosanitari

L’Italia è un Paese di coltivazioni ‘sporcate’ da pesticidi, perlomeno il 67 per cento delle acque superficiali e il 33 per cento delle acque sotterranee superano nel 23,9 per cento dei casi e nell’8,3 per cento dei casi i limiti consentiti. La tendenza è all’aumento. Nelle falde acquifere ci sono pure sostanze chimiche che da decenni sono bandite. E così i danni dell’agricoltura intensiva, che usa 130 mila tonnellate di prodotti fitosanitari ogni anno, sono diffusi.

E’ preoccupante, come potrete capire, il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, edizione 2018, presentato a Roma dal ministero dell’Ambiente. Sono stati analizzati 35.353 campioni dalle varie agenzie regionali, due milioni gli esami fatti tra il 2015 e il 2016; trovate 259 sostanze, in maggioranza erbicidi.

Nelle acque superficiali è stato trovato il pericoloso glifosate, così il suo metabolita Ampa: supera i limiti di standard di qualità ambientale (Sqa) nel 24,5 per cento dei siti controllati, il metabolita infesta il 47,8 per cento dei campioni.

Pietro Paris, responsabile del settore Sostanze pericolose di Ispra, spiega: “L’ambiente reagisce molto lentamente, soprattutto il sottosuolo dove non ci sono i raggi del sole e gli organismi decompositori e dove l’acqua si muove al ritmo di un metro l’anno. In molto campioni abbiamo riscontrato la presenza di neonicotinoidi, erbicidi con una grande persistenza e che sono stati recentemente vietati dall’Unione Europea perché uccidono le api”. Non solo: a 25 anni dalla sua revoca, ci sono ancora atrazina e metaboliti relativi. Pericolose pure le miscele di sostanze che si formano in modo casuale nei fiumi e nelle falde, con effetti imprevedibili: “In un singolo campione, c’erano 150 sostanze chimiche”.

Ma quali sono le zone più infestate? L’intera pianura padano-veneta, mentre al Centro e al Sud i punti critici sono di meno. Attenzione però a trarre conclusioni affrettate: al Nord sono state realizzate più del 50% delle analisi, da Calabria e Puglia non è arrivato quasi nulla. Al Sud ci sono ritardi nel monitoraggio, escludendo Ragusa (cercate circa 200 sostanze) e Lazio (buono stato per le acque superficiali). In Friuli Venezia Giulia, in provincia di Bolzano, in Piemonte e in Veneto i pesticidi sono presenti in misura maggiore rispetto alla media nazionale, in oltre il 90% delle acque superficiali; in più dell’80% in Emilia Romagna e Toscana, oltre il 70% in Lombardia e nella provincia di Trento. Nelle acque sotterranee, 81% Friuli, 66% Piemonte e 60% Sicilia.

C’è anche un dato positivo nel rapporto: è diminuita la vendita di prodotti fitosanitari per l’agricoltura (-36-37% dal 2003 al 2016, con piccola ripresa negli ultimi due anni).

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