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Maltempo in Italia: agricoltura e allevamenti, danni da 300 milioni

Maltempo in Italia: agricoltura e allevamenti, danni da 300 milioni

Pure la pesca colpita da nubifragi, vento e neve, la Liguria ha chiesto lo stato di calamità per i danni alle produzioni orticole e ai vivai di piante e di fiori

Il conto del maltempo per gli agricoltori italiani? Salato, 300 milioni circa. È Coldiretti a fare il primo bilancio degli effetti della neve e del gelo siberiano che hanno investito l’Italia e che, tuttora, sono presenti nel Nord del Paese. Ai danni diretti per le coltivazioni distrutte vanno sommati quelli per il blocco della circolazione, che ostacola e ritarda le consegne dei prodotti.

Iniziamo dal gelo. Danneggiate colture invernali come cavoli, verze, cicorie e broccoli; il tepore quasi primaverile di gennaio aveva fatto risvegliare in anticipo le piante da frutto, dagli albicocchi al peschi, dai ciliegi ai peri: “In alcune zone c’erano già la gemme gonfie, particolarmente sensibili al freddo. In Liguria è stato chiesto lo stato di calamità per i danni alle coltivazioni orticole e ai vivai di piante e fiori, mentre in Emilia Romagna soffrono sotto il peso della neve i frutteti. In Puglia, gli agricoltori stanno facendo una corsa contro il tempo per raccogliere i cavolfiori, salvandoli dal gelo e dalla neve. C’è preoccupazione per i mandorli in fiore e le varietà di ciliegie che fioriscono prima; La Campania ha visto colpiti pesantemente frutteti e serre, con una strage per quanto riguarda le verdure nei campi: dai piselli alle fave, dalle patate ai meloni, dalle lattughe ai finocchi e alle fragole”.

Pure la pesca deve piegare la testa sotto l’ondata di gelo: “Nubifragi, vento e neve hanno paralizzato l’attività di molti pescherecci, soprattutto lungo l’Adriatico, tanto che l’offerta delle produzioni nazionali sui mercati sarà presto praticamente dimezzata, mentre gli impianti per la crescita delle cozze sulle coste adriatiche sono colpiti da quasi dieci giorni da forti mareggiate che mettono a rischio la tenuta”.

Chiaro che i danni potranno essere quantificati meglio nei prossimi giorni, ma le produzioni potrebbero essere compromesse anche nel tempo perché occorrono anni prima che si possa sostituire la pianta e che quella nuova inizi a produrre. Strage anche nelle stalle, dove si attendono morti e aborti. Nonostante le soluzioni trovate dagli allevatori.

Tutti questi danni, o buona parte di questi, si riverseranno poi anche sui consumatori, costretti sicuramente ad assistere all’aumento dei prezzi.

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