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Inflazione: cala, trainata in basso dai prezzi delle verdure

Inflazione: cala, trainata in basso dai prezzi delle verdure

A gennaio, -21,6% il prezzo dei vegetali freschi, ma in alcuni casi altri prodotti sono stati pagati la metà rispetto all'anno scorso. Colpa degli accordi extra-Ue e del dumping

L’inflazione, in Italia, diminuisce. E lo fa in particolare per l’autentico crollo che ha avuto il prezzo delle verdure. I vegetali freschi fanno segnare addirittura un catastrofico -21,6% che, probabilmente, sarà pareggiato dall’aumento dovuto ai danni causati dal gelo siberiano.

L’analisi dei prezzi è di Coldiretti, sulla base dei dati Istat sull’inflazione italiana a gennaio. Purtroppo, spiega l’associazione, gli effetti disastrosi si vedono nei campi dove, per molti prodotti, non si riescono più neanche a coprire i costi di produzione. A gennaio c’è stata deflazione: i prezzi pagati agli agricoltori per pomodori, peperoni, indivie e lattughe sono addirittura stati la metà rispetto allo scorso anno. Con conseguenze per le aziende e per i posti di lavoro. La causa? Le importazioni dall’estero, incontrollate, rese più favorevoli dagli accordi commerciali stipulati dall’Unione europea (al Marocco per i pomodori da mensa, le arance, le clementine, le fragole, i cetrioli e le zucchine, all’Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi.

“Si tratta di accordi fortemente contestati perché, nei Paesi di origine, è spesso permesso usare i pesticidi pericolosi per la salute, vietati invece in Europa, ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera”.

Italia fortemente penalizzata, insomma: “Siamo al vertice della sicurezza alimentare mondiale, con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,5%), quota inferiore di 3,2 volte alla media dell’Unione Europea (1,7%) e ben 12 volte a quella dei Paesi extra (5,6%)”.

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