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Saluto romano: Cassazione, per commemorazione non è reato

Saluto romano: Cassazione, per commemorazione non è reato

Assolti due militanti di CasaPound, imputati per una manifestazione di Fratelli d'Italia del 2014 a Milano. "E' reato solo ciò che incita alla violenza e all'odio"

Il saluto romano non è reato se viene utilizzato per commemorare. Così la Cassazione ha assolto due militanti di CasaPound. Il saluto che utilizzavano i fascisti diventa punibile solo se sottintende violenza. Il ragionamento dei giudici è questo: segni e simbolo dell’ideologia del Ventennio mussoliniano non sono vietati dalla legge.

L’episodio allo studio risale al 2014, a Milano. Durante una manifestazione di commemorazione organizzata da Fratelli d’Italia, Marco Clemente e Matteo Ardolino, di CasaPound, rispondendo alla ‘chiamata del presente’ fanno il saluto romano. Per questo motivo vengono imputati del reato previsto dall’articolo 5 della legge Scelta, ossia concorso in manifestazione fascista. All’epoca, la questura milanese aveva sì autorizzato la manifestazione, ma aveva intimato a chi partecipava di non usare bandiere o simboli come le croci celtiche. Divieto che non era stato rispettato, eppure il corteo non era stato bloccato.

Con un video, successivamente, erano stati individuati i due militanti imputati e altri due manifestanti, tra cui l’ex consigliere provinciale di Fdi, Roberta Capotosti, fare il saluto romano. Capotosti era stata già prosciolta nel 2016. La Cassazione aveva già fatto sapere allora che il reato previsto da Scelba è “in pericolo concreto, che non sanziona le manifestazioni del pensiero e dell’ideologia fascista in sé, attese le libertà garantite dall’articolo 21 della Costituzione, ma soltanto ove le stesse possano determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste, in relazione al momento e all’ambiente in cui sono compiute, attentando concretamente alla tenuta dell’ordine democratico e dei valori a esso sottesi”.

Per la suprema Corte, caso diverso sarebbe stato il coro ‘all’armi siamo fascisti’, ritenuto inno all’odio e alla violenza, quindi punibile per legge.

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