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Bike sharing in Italia: troppi atti vandalici, Gobee bike ritira i mezzi

Bike sharing in Italia: troppi atti vandalici, Gobee bike ritira i mezzi

I cinesi hanno rilevato che il 60 per cento della flotta ha subito danneggiamenti e dunque ha deciso di sospendere il servizio che era iniziato a ottobre nelle grandi città

Il bike sharing scappa dall’Italia. Il motivo? Gli atti vandalici che distruggono sempre più spesso le biciclette. E dire che le premesse per un fenomeno di massa c’erano tutte: mezzi di trasporto green, i giovani sempre più interessati, le amministrazioni comunali che finanziano le iniziative e mettono volentieri a disposizione le bici in tutti i quartieri, sperando così di ridurre l’inquinamento da auto.

Poi, però, arrivano i teppisti e e le società che gestiscono il servizio, spaventate, si ritirano. Alcune biciclette non tornano nella loro postazione, qualcuna viene proprio rubata, nonostante il localizzatore satellitare, molte risultano danneggiate o distrutte.

I cinesi di Gobee bike hanno detto basta, ritirando le ultime loro bici rimaste in circolazione a Torino, Roma e Firenze, dove erano arrivate da pochi mesi per sperimentare il servizio di free floating. E dire che, da ottobre a oggi, i clienti avevano già percorso 90 mila chilometri, dimostrando di gradire. Dalla Cina con dispiacere, questa la mail spedita agli utenti: “Durante i mesi di dicembre e gennaio, le nostre biciclette sono diventate bersaglio di sistematici atti di vandalismo, trasformandosi poi in oggetti da distruggere per puro divertimento. Mediamente, il 60 per cento della flotta ha subito danneggiamenti o è stato oggetto di furto”. Troppo alto il prezzo da pagare.

Gobee bike, poco prima, aveva ritirato le sue biciclette ecologiche anche dalla Francia. Alla base, insomma, non sono i vandali, ma pure problemi economici. Ciò non toglie che il nuovo servizio di bike sharing, in Italia, alla fine abbia fatto acqua. Nonostante sia stato pensato alla perfezione: si può infatti lasciare la bicicletta in qualsiasi angolo della città, non è necessario raggiungere un’apposita rastrelliera. Qualcuno, però, si è lasciato prendere la mano, abbandonando le bici in luoghi impensabili. O rendendole inutilizzabili, come chi ha lanciato il mezzo nel Po o nel Tevere, dentro i cassonetti o dietro i cespugli.

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