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Made in Italy: il simbolo è la pasta

Made in Italy: il simbolo è la pasta

Lo pensano quasi 6 italiani su 10 nel sondaggio Coldiretti /Ixè. Al secondo posto olio extravergine d'oliva, poi il vino. Italia principale consumatrice e produttrice di pasta

La pasta è il simbolo del Made in Italy per il 58% degli italiani. Al secondo posto l’olio extravergine d’oliva (19%), quindi il vino (18%). Le cifre arrivano dal sondaggio Coldiretti /Ixè, in occasione del Pasta Day, organizzato per l’entrata in vigore dei decreti sull’origine obbligatoria da indicare sulle etichette del riso e della pasta.

“Gli italiani sono i maggiori consumatori di pasta, con 23,5 chili, davanti alla Tunisia (16), al Venezuela (12), alla Grecia (11,2), alla Svizzera (9,2), a Usa e Argentina (8,8), Iran e Cile (8,5) e Russia (7,8)”. Otto italiani su dieci mangiano pasta o pane almeno una volta al giorno. La tendenza è ad acquistare pasta con grani 100% italiani e con un’immagine che leghi fortemente al territorio di origine.

“Questa tendenza ha portato al prepotente ritorno dei grani nazionali antichi come il Senatore Cappelli e alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine nazionale del grano impiegato, da Ghigi a Valle del grano, da Jolly Sgambaro a Granoro, da Armando a Felicetti, da Alce Nero a Rummo, fino a Voiello, che fa capo al Gruppo Barilla”. Non vanno dimenticate poi le tante linee presenti nella grande distribuzione.

“Opportunità resa possibile da un un milione e 350 mila ettari di coltivazioni di grano duro con un raccolto che, quest’anno, sfiorerà i 4 miliardi e 300 milioni di chili, concentrato nel Sud Italia, soprattutto in Puglia e in Sicilia che, da sole, rappresentano, il 40% del totale nazionale”.

A livello mondiale l’Italia è la maggiore produzione di pasta (3,2 milioni di tonnellate), poi Usa, Turchia, Brasile e Russia. “Ma è proprio sui mercati mondiali che si avvertono i primi campanelli d’allarme visto che, in controtendenza rispetto all’andamento del Made in Italy all’estero che ha superato la storica soglia di 41 miliardi di euro, si riducono le esportazioni italiane di paste che hanno fatto segnare un preoccupante calo in valore del 4%”. Il motivo? “La rapida moltiplicazione di impianti di produzione all’estero, da Stati Uniti a Messico, da Francia a Russia, da Grecia a Turchia, da Germania a Svezia”.

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