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Bollette mensili: Tar del Lazio boccia il ricorso delle società dei telefoni

Bollette mensili: Tar del Lazio boccia il ricorso delle società dei telefoni

Confermata multa di oltre un milione, ma congelato il rimborso per i clienti fino al 31 ottobre 2018. Se ne riparlerà quando si entrerà nel merito della vicenda

Asstel e le società dei telefoni – Tim, Vodafone, WindTre, Fastweb e Eolo – si sono viste respingere il ricorso sulla bolletta ogni 28 giorni. È stato il Tar del Lazio a confermare che la fatturazione deve essere mensile e che le società avrebbero dovuto uniformarsi fin da giugno del 2017.

La sanzione totale a carico delle compagnie di telefonia è di un milione e 160 mila euro, come deciso a dicembre del 2017. Il Tar del Lazio, però, dà anche un dispiacere ai clienti: sospende infatti il meccanismo di rimborso, che invece era previsto dalla delibera del Garante di dicembre 2017. Secondo questa, i consumatori dovevano venire indennizzati nella prima bolletta corretta. La restituzione doveva essere commisurata alle giornate che i clienti hanno pagato in più, da una data: il 23 giugno del 2017.

Questo meccanismo è ora congelato, sospeso in via cautelare. “Le società dei telefoni rischiano di farsi carico di un esborso multimilionario” fanno sapere i giudici. Solo quando si esaminerà la vicenda nel merito, il Tar farà sapere se la restituzione dei soldi ci deve essere oppure no. La sospensione scade il 31 ottobre del 2018.

Ma cosa chiedevano le società? Sostenevano che l’obbligo di trasparenza verso i clienti era stato onorato perché i consumatori erano stati informati di ciò che dovevano pagare ogni 4 o 8 settimane e di quanto avrebbero pagato se questi aumenti fossero stati spalmati sul mese con il vecchio sistema di fatturazione. Le aziende avevano tirato in ballo pure l’articolo 70, comma 4, del Codice delle Comunicazioni: “Una società può cambiare i suoi prezzi”. Infine, la delibera dell’Autorità di marzo, ossia l’obbligo a tornare alla fatturazione mensile, violava la libertà d’impresa. I prezzi, liberi per definizione, diventerebbero infatti tariffe decise dall’Autorità. Il Tar non ha considerato fondati questi argomenti, confermando la multa.

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