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Crisi in Italia: sale il lavoro nero

Crisi in Italia: sale il lavoro nero

Studio Censis per Confcooperative: evasione fiscale complessiva per 107,7 miliardi. Chi assume in modo irregolare taglia fuori chi lo fa regolarmente, il costo del lavoro si dimezza

La crisi ha fatto impennare il lavoro nero. Secondo uno studio Censis per Confcooperative, le imprese che ricorrono a questi lavoratori fanno scendere il costo del lavoro del 50 per cento, mettendo fuori gioco aziende oneste. Quelli stessi lavoratori che, felici, portano a casa alcuni euro, restano per giunta privi di coperture assistenziali, previdenziali e sanitarie; la conseguenza è un’evasione contributiva stimata in 10,7 miliardi, un’evasione complessiva di 107,7 miliardi, calcolando Iva (36 miliardi), Irpef (35) e Irap (8,5).

Un lavoratore regolare percepisce dall’azienda 16 euro all’ora di salario, un lavoratore in nero ne prende 8,1. Questo dice la Commissione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva, istituita presso il Mef. Il monte salariale irregolare, nel 2014, è stato pari a 28 miliardi di euro, il 6,1 per cento del valore complessivo delle retribuzioni lorde.

Il Censis aggiunge che la crisi ha prodotto un abbassamento della soglia di continuità, permanenza e stabilità di reddito e lavoro. Tanti hanno rincorso il lavoro a ogni costo, accettando condizioni peggiorative. Si sono diffusi comportamenti opportunistici, che hanno alimentato l’area dell’irregolarità nei rapporti di lavoro, l’evasione fiscale, il fenomeno dello sfruttamento del lavoro, che pareva ormai quasi debellato.

Metà delle persone a cui la crisi ha tolto un impiego, è finito nel mercato dell’irregolarità. Dal 2012 al 2015. venivano cancellati 462 mila posti di lavoro (260 mila dipendenti, 202 mila lavoratori indipendenti) e 200 mila persone trovavano un lavoro in nero, portando il totale a 3,3 milioni. Come dire che l’occupazione regolare si è ridotta del 2,1%, quella irregolare è cresciuta del 6,3%. In particolare quella dipendente (+7,4%). Sul fronte del lavoro regolare, invece, a perdere sono stati soprattutto i lavoratori autonomi (-3,7%).

Sono colf e badanti quelle più a rischio di lavoro nero (il 60% di chi ha questo impiego, non paga le tasse e non riceve contributi).

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