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Elezioni del 4 marzo: giovani verso il 40% di astensioni

Elezioni del 4 marzo: giovani verso il 40% di astensioni

Secondo le previsioni dei sondaggisti, alle urne si recherà appena il 67 - 70 per cento degli aventi diritto, in calo rispetto alle politiche del 2013, quando ci andò il 75%

Il popolo italiano, in particolare le fasce più giovani, è sempre più lontano dalla politica. Nonostante si avvicini la data del 4 marzo, con le elezioni politiche che dovranno eleggere il nuovo Parlamento. Il sondaggio è stato effettuato dall’Istituto Toniolo: siamo al 40 per cento di disaffezione, al 40 per cento di chi non si fida più delle promesse elettorali. In appena un anno, la percentuale è passata dal 36 al 40%.

Sempre secondo lo studio, almeno metà di chi oggi non andrebbe a votare per disinteresse può essere però riconquistato. Al momento, i partiti preferiti sono il Movimento 5 Stelle, la Lega e il Partito Democratico. Parliamo naturalmente di chi andrebbe a votare tra i giovani. Ma, al momento, a vincere sarebbe l’astensionismo di questa fetta importantissima di elettorato.

Non solo i giovani, però, sono in fuga dai partiti. Fabrizio Masia (Emg) stima una partecipazione del 67 per cento se si andasse oggi alle urne, in calo rispetto a dicembre. Probabilmente, si arriverà massimo al 70 per cento, con un calo di cinque punti, equivalenti a due milioni e mezzo di persone, rispetto al 2013. Risultati elettorali mutilati dall’assenteismo, dunque, con tre italiani su dieci che non votando non decideranno neanche il futuro dell’Italia. Stanchi di promesse. Disposti a subire più che a incidere.

Pure Roberto Weber, presidente di Ixè, concorda: “Il Paese è in una bolla di rancore. La fascia più frustrata è quella tra i 25 e i 45 anni, senza lavori stabili”. Ancora più pessimismo sugli astensionisti: “Rispetto al 75 per cento di votanti del 2013, possiamo scendere di otto punti. Se nel finale la campagna si accende, potremmo però avere sorprese”. Enzo Risso (Swg) prevede proprio un finale caldo: “Tutto si deciderà nell’ultima settimana. L’indecisione è profonda, l’elettore sceglierà a ridosso del voto, puntando sul meno peggio”.

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