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Gioielli italiani: la ripresa c’è, ma bisogna diventare brand

Gioielli italiani: la ripresa c’è, ma bisogna diventare brand

Il 2017 si è chiuso con +14% nelle vendite all'estero rispetto al 2016, in crescita anche il fatturato. La ricetta per agganciarsi alla ripresa

Tornano a brillare, eccome, i gioielli italiani. In particolare fuori dai nostri confini dove, il 2017, si è chiuso con un ottimo +14% nelle vendite rispetto al 2016. Portando il fatturato da export a crescere dell’8,2%, raggiungendo 5,1 miliardi di euro. Pure in Italia, comunque, si è registrata una crescita, seppure molto più contenuta, pari al 2%.

Come dire che nel settore è arrivata la ripresa economica tanto attesa. Corrado Facco, vicepresidente di Cibjo, Confederazione mondiale della gioielleria e direttore generale del gruppo fieristico Ieg, dice: “Per agganciare veramente questa ripresa le nostre aziende devono continuare a trasformarsi. Già l’hanno fatto investendo in tecnologie, processi e internazionalizzazione, ma probabilmente non basta”.

Per essere veramente qualcuno bisogna diventare brand: “Avere un marchio made in Italy da spendere sul mercato, e cercare di posizionarsi nel segmento alto della gamma, porta di sicuro valore aggiunto e per crescere non si potrà prescindere da questo”. Il secondo invito è a digitalizzare: “Anche il retail sta cambiando. Ormai non si può vendere solo attraverso le gioiellerie tradizionali, bisogna fare i conti con i consumatori di nuova generazione, investire in e-commerce e in strategie social”.

Infine, l’Italia può e deve valorizzare l’eticità dei suoi gioielli: “I lavoratori, nel nostro Paese, hanno conquistato dei diritti, hanno paghe adeguate. Le aziende sono sottoposte a norme ambientali e prestano attenzione ai materiali preziosi con cui si crea il gioiello. Tutto è tracciato e tracciabile. Elementi che se messi a sistema ed enfatizzati possono costituire un valore aggiunto che molti competitor asiatici non hanno”. Asia che è la maggiore minaccia per i gioielli italiani: “Non competono ad armi pari. Spesso non sono sottoposti al pagamento dei dazi d’importazione a cui è sottoposta l’Italia. E i loro prodotti hanno prezzi inferiori per via del costo del lavoro più basso”.

Negli Stati Uniti, in particolare, i ricchi acquistano italiano, ma la classe media cerca in low cost, dove l’Asia non ha rivali. Proprio negli Usa, nei primi nove mesi del 2017, l’Italia si è fatta onore, però: +21% le esportazioni dal Belpaese. E +16% la gioielleria preziosa, di fascia alta. E in Europa? In Francia +44%, in Germania +14%, in Spagna +22%. Il distretto di Alessandria è stato il principale beneficiario della ripresa, poi Arezzo (1,5 contro 1,4 miliardi il giro d’affari). Sul podio pure Vicenza (1 miliardo).

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