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Reshoring: la produzione delle industrie italiane torna in patria

Reshoring: la produzione delle industrie italiane torna in patria

Dal 2000 al 2015, il nostro Paese si prende il primo posto in Europa per rilocalizzazione. E siamo secondi al mondo. Ecco i motivi del ritorno

Si chiama ‘reshoring’ ed è il fenomeno che sta riportando sempre più aziende a spostare il luogo di produzione in Italia. Le motivazioni? L’effetto Made in Italy, la difesa dei brevetti, leggi chiare e norme, qualità del prodotto, capitale umano competenze, flessibilità produttiva, defiscalizzazioni e incentivi pubblici, innovazione/automazione, riduzione del gap nel costo del lavoro.

Queste le risposte del questionario che l’Aldai – Federmanager – la principale organizzatore territoriale del sistema Federmanager – ha proposto alle industrie nostrane che hanno deciso di tornare nel nostro Paese, in collaborazione con la Fondazione Politecnico di Milano e con Promos, l’azienda speciale della Camera di Commercio Metropolitana di Milano Monza Brianza Lodi per le attività internazionali.

Un centinaio i manager presi a campione, rappresentativi di 50 industrie (23 grandi, 20 medie e 8 piccole). Dalle domande poste, si è capito che le attività che più rilocalizzate, oltre alla produzione, sono design e ricerca & sviluppo. Il reshoring non tocca per ora il commerciale e la distribuzione – consegna. Il costo di produzione troppo elevato, per il 45%, è la causa principale che ostacola il ritorno della produzione manifatturiera in Italia, oltre ai costi alti di energia e del lavoro.

Pure la burocrazia blocca (39%), così come la mancanza di manodopera qualificata (7%). A riportare invece gli stabilimenti di produzione nel nostro Paese hanno concorso la ricerca di vantaggi in termini di costo del lavoro, costo dell’energia, vantaggi fiscali e incentivi fiscali; la delocalizzazione per accedere a nuovi mercati, per essere più vicini ai clienti e per reagire alle mosse dei competitor; l’accesso a nuove risorse strategiche (personale, tecnologie e materie prime). Ecco perché i manager chiedono alle istituzioni di sviluppare le infrastrutture, incentivi economici e servizi a supporto delle aziende per incrementare il reshoring.

Romano Ambrogi, presidente di Aldai – Federmanager – commenta: “Il reshoring è un fenomeno che va studiato, anche se finora i numeri non sono ancora grandi. Il ritorno in patria della produzione e del manifatturiero significa preservare le caratteristiche qualitative del prodotto finale”.

Dal 2000 al 2015, in Italia, ci sono stati 120 casi di reshoring, il che ci pone al primo posto in Europa e al secondo nel mondo. In realtà, il fenomeno è cresciuto regolarmente fino al 2013 per poi subire una riduzione nel 2014. La maggior parte delle industrie che sono tornate, aveva delocalizzato in Asia o Cina (63%), Europa Orientale (15%) e Occidentale (17%). Tessile-abbigliamento al primo posto (19,3%>), poi elettronica (13%) e produzione di mobili e arredi (13%).

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