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Tassa di soggiorno 2018: altri 100 Comuni italiani si iscriveranno alla lista

Tassa di soggiorno 2018: altri 100 Comuni italiani si iscriveranno alla lista

Dal 2011 a oggi il numero di città che hanno imposto il pagamento ai turisti è sempre aumentato. Arriva la protesta di Federalberghi

Il 2018 è l’anno della tassa di soggiorno nei Comuni italiani. Saranno ben 100, infatti, quelli che faranno pagare ai turisti la permanenza in albergo. Del resto, facile copiare un business che funziona, soprattutto per le Amministrazioni comunali. Nel 2017, queste hanno incassato 460 milioni di euro, che diventeranno più di 500 nel 2018. Ma potrebbero schizzare pure a 650 milioni per gli accordi con Airbnb o altre piattaforme, che da quest’anno dovranno sottostare al nuovo balzello.

I Comuni che già avevano introdotto la tassa, la aumenteranno o l’hanno aumentata. Già a luglio 2017 hanno pensato a questa soluzione Atrani e Bolsena, a cui si è aggiunta successivamente Agrigento. Poi sono arrivate le località di montagna: Cortina, Alleghe, Selva di Cadore e Asiago. Negli ultimi sei mesi del 2017, ben 22 città hanno adottato l’imposta di soggiorno, come segnala il Centro di ricerche Jfc. A fronte di una sola cancellazione, quella di Lodi. Sul crepuscolo del 2017, la firma sui nuovi regolamenti è arrivata per altri 35 Comuni italiani.

Se andiamo indietro con la macchina del tempo, scopriamo che nel 2011 erano appena 13 i Comuni a far pagare il soggiorno ai turisti, per 77 milioni di euro incassati. Già 12 mesi dopo, erano diventati 377 (incasso di 163 milioni). Nel 2013 si arriva a quota 500 (287 milioni di incasso). Nel 2014 sono 651 (370 milioni). Nel 2015 si sfonda quota 700: sono 724 i Comuni con tassa di soggiorno (424 milioni). Si arriva poi al 2017 e alle previsioni per il 2018. L’apripista, nel 2011, fu la capitale Roma.

Dallo scorso 1 gennaio sono arrivate in lista Asti, Piacenza, Mantova, San Pellegrino Terme, Arezzo, Assisi, Todi, Capaccio Paestum, Pompei e Realmonte. Prossimamente toccherà a Rapallo, Santa Margherita Ligure, Zoagli, Ventimiglia, Sestri Levante, Bellano, Sirolo Jesi, Volterra, Villaputzu e Cupra Marittima. Ad aprile ecco Cervia e Milano Marittima, che adotteranno gli stessi importi di Rimini e di Riccione.

Sui 460 milioni incassati nel 2016, 126 sono finiti a Roma, 41,4 milioni a Milano, 30 a Firenze, 29 a Venezia, 7 a Rimini, 6,25 a Torino, 5,9 a Napoli e 5,5 a Bologna. Siccome, poi, l’Italia è la terra del ‘mi arrangio’, la legge dispone un importo minimo e uno massimo per la tassa di soggiorno (da 10 centesimi a 5 euro a persona per notte, tranne Roma dove nei 5 stelle si arriva a 7 euro), ognuno fa un po’ come vuole.

A protestare non sono gli utenti, ma Federalberghi: “Appena è stato tolto il blocco, i Comuni hanno dato libero sfogo alle loro esigenze di fare cassa. Pagare le tasse è un dovere civico, ma un maggior coinvolgimento degli operatori turistici aiuterebbe. E poi ci deve essere un ritorno effettivo a favore dei servizi turistici offerti ai clienti, altrimenti è troppo facile dare una legnata in testa al turista perché tanto non vota nel Comune dove va in vacanza” avverte il direttore generale Alessandro Nucara.

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