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Italia – Estero; Oriente – Occidente: facce della stessa medaglia, quella dell’Arte. Intervista al Maestro Graziano Marini

Italia – Estero; Oriente – Occidente: facce della stessa medaglia, quella dell’Arte. Intervista al Maestro Graziano Marini

La seconda parte dell’intervista a Graziano Marini, rilasciata in esclusiva alla redazione di Italy Journal per approfondire il rapporto Italia – Estero, Oriente – Occidente.

Maestro Marini grazie per aver accettato questa intervista. Come è ben noto le sue opere hanno saputo conquistare un pubblico internazionale tanto da essere ospitate anche all’estero, in stati quali Germania, Francia, Svizzera, America Latina, Canada e Stati Uniti (solo per citarne alcuni). Quale è la differenza tangibile della concezione artistica che segna l’Italia, universalmente riconosciuta come patria dell’arte, dal resto del Mondo? Le “Istituzioni” stanno dimostrando la giusta attenzione nei confronti dell’arte e degli artisti oppure si potrebbe fare di meglio?

L’Italia è un Paese che siamo soliti definire la culla dell’arte sebbene molto spesso non abbiamo idea di ciò che questo comporti in quanto non sempre ci curiamo del contemporaneo ma solo del passato. Un turista straniero che viene in visita nel nostro Paese vuole sì conoscere l’arte del passato attraverso i capolavori di grandi Maestri quali Giotto, Perugino, Raffaello, Michelangelo e via dicendo, ma vuole anche vedere cosa realizzano gli artisti di oggi, cosa questa che risulta assai problematica a causa della mancanza di promozione dell’arte (e degli artisti) contemporanei. Negli altri Paesi che ho avuto modo di visitare c’è un grande investimento nella promozione dell’arte contemporanea, cosa che non accade in Italia: dovremmo finanziare i giovani artisti, portare fuori dal confine nazionale e permettere quello scambio di rapporti internazionali fondamentale per la crescita di una Nazione culturalmente “forte” quale è l’Italia. Noi investiamo ingenti capitali per costruire contenitori senza contenuti validi, poiché consumiamo tutti i fondi per rendere all’avanguardia l’involucro senza pensare a ciò che dovrebbe contenerlo. Scandaloso è stata la costruzione del MAXXI di Roma, costruito con uno sborso economico di 500 milioni di euro (30 dei quali versati all’architetto), inaugurato non con una grande mostra ma con un “balletto” per mancanza di fondi adeguati. Gli altri Paesi investono dapprima nelle collezioni e solo successivamente si preoccupano del contenitore che sarà chiamato ad ospitarle.
Il problema è anche nella legislazione per la cultura che non può essere considerata alla pari degli altri Stati: da noi, infatti, manca una legge sulla defiscalizzazione sulle opere d’arte che nel resto del mondo esiste. Questa legge sarebbe di fondamentale importanza per l’incremento e lo sviluppo artistico, apportando maggiori finanziamenti privati: quest’ultimi, infatti, sarebbero invogliati ad investire nell’arte vedendosi sgravati fiscalmente per una cifra pari a quella della sponsorizzazione fatta. In Italia, oggi, disponiamo di molti artisti bravi che purtroppo vivono in difficoltà: quando si espone all’estero si è abituati ad una organizzazione puntuale che si occupa di realizzare un catalogo, prelevare le opere da esporre, pagare il viaggio dell’artista e preoccuparsi di rispedire le opere a casa del mittente. In Italia, invece, questo non accade e comporta una piena esclusione del nostro Paese dal circuito internazionale: questo non solo rende l’arte italiana penalizzata ma incide anche sul mercato che porta gli artisti ad essere sottovalutati. Sia chiaro il valore di un’opera d’arte non deve essere sempre monetizzato perché non si giudica il suo valore in base al suo costo, ma è normale che ci sia questa forte influenza.

Nel 2002 viene ufficialmente invitato dal Governo dell’Iraq alla mostra “Arte per l’Umanità” dove vince il primo premio per la pittura al Terzo “Festival of plastic art di Baghdad”. Contestualmente intraprende anche lunghi viaggi in Centro Asia attraverso Siria, Iraq, Iran, Afghanistan e Pakistan dove oltre a conoscere nuove culture riesce a collezionare tessuti, tappeti, oggetti antichi e moderni che lasciano un segno evidente nella sua creazione artistica. Visto il suo forte legame con il mondo orientale, cosa rappresenta per lei l’espressione artistica d’Oriente e come questa può o debba interfacciarsi con l’arte Occidentale?

Sin da piccolo inizia a disegnare arabeschi in quanto rimasi molto impressionato dalla particolare decorazione delle tende che mia zia aveva nella sua abitazione: da lì il tessuto ha sempre segnato la mia vita, divenendo un elemento di riferimento importante per la mia creazione artistica, influenzando inconsciamente anche le mie scelte di vita. Iniziai, infatti, a collezionare i primi tappeti orientali scambiando le mie opere con alcuni mercanti di Verona e Milano che al tempo praticavano questa forma di “baratto”. Poi continuai ad arricchire la mia collezione in occasione dei miei lunghi viaggi nei Paesi orientali produttori di questi capolavori. Confesso di essere sempre stato attratto dalla loro particolare decorazione geometrica, dove il cromatismo assume la piena autonomia espressionista e decorativa.
Per quanto concerne il modo in cui rapportarsi con l’Oriente posso dire che personalmente ho incontrato molti direttori di musei, artisti, poeti, letterati e via dicendo che sono molto preparati, tanto da essere a conoscenza di quanto accade in Occidente. Nella mia visita a Teheran, dove ho esposto alla Biennale d’Arte, ho avuto modo di essere ricevuto dal Direttore che mi ha accompagnato in una sala privata del museo dove sono stato accolto da giovani storiche dell’arte: sono rimasto piacevolmente stupito dalla conoscenza che queste studiose avevano dell’arte contemporanea mondiale; una consapevolezza a 360 gradi che in Italia non esiste in modo così approfondito. Per questo motivo è fondamentale aprirci al mondo, studiare, comprendere e crescere culturalmente anche per poter apprezzare e valorizzare la cultura nel suo insieme.

Grazie per questo prezioso contributo che ha permesso di mettere in luce due aspetti fondamentali del mondo contemporaneo sempre più aperto agli scambi culturali.

Grazie a lei.

 

Leggi la prima parte dell’intervista a Graziano Marini sul Corriere dell’Economia.

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