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Geotermia: primo concio energetico made in Politecnico di Torino

Geotermia: primo concio energetico made in Politecnico di Torino

Svolge una funzione duplice: è il condotto per il passaggio della futura metropolitana torinese e fornisce calore in inverno e fresco d'estate

Il Politecnico di Torino, un mese fa, ha presentato il brevetto per un concio energetico capace di svolgere una funzione duplice: da una parte, condotto per il passaggio della futura metropolitana torinese, dall’altro in grado di fornire calore in inverno e fresco d’estate.

A prima vista, sembrerebbe come l’uovo di Colombo: non si tratta infatti di costruire nuove strutture, ma di utilizzare quelle già esistenti. Il concio è infatti una struttura in calcestruzzo armato; il Poli di Torino lo fa diventare ‘energetico’, ossia viene integrato con tubi contenenti liquidi che scambiano calore con il terreno circostante e possono trasportarlo in superficie.

Il nome del primo concio energetico italiano è Enertun. A scopo sperimentale, è stato già installato nella tratta della metro Lingotto – Bengasi, linea 1, in fase di costruzione. Si ipotizza un utilizzo per 1.800 ore annue in riscaldamento e per 1.400 ore annue in raffreddamento; in questo modo, si è calcolata energia termica che arriverebbe a una o più utenze, per esempio la nuove torre sede della Regione Piemonte.

È stato determinato anche il costo annuo per produrre tale energia e si è potuto confrontare, in via preliminare, con altri tipi di impianti geotermici e con impianti tradizionali. Tenendo conto anche dei costi aggiuntivi per l’attivazione della galleria (meno dell’1% del costo di realizzazione della galleria stessa). Inutile dire che sono venuti fuori indubbi vantaggi nei costi, con l’eccezione dei sistemi geotermici a circuito aperto che, però, contrariamente al concio energetico, utilizzano direttamente l’acqua di falda. Il concio ha dunque il vantaggio di ridurre i problemi ambientali.

I conci Enertun hanno visto al lavoro, nello stabilimento di Basaluzzo, in provincia di Alessandria, Alice Di Donna (ricercatrice), Marco Barla (professore associato del Politecnico di Torino e responsabile scientifico del progetto) e Alessandra Insana (dottoranda).

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