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E’ morto Totò Riina

E’ morto Totò Riina

Aveva 87 anni, era detenuto a Parma dove stava scontando una pena cumulativa di 26 ergastoli. Tuttora, era considerato il boss dei boss mafiosi

Alle 4 del mattino del 17 novembre è morto il boss dei boss della mafia corleonese, ossia Totò Riina, malato da tempo. Era ricoverato nel Reparto detenuti dell’ospedale di Parma e da giorni era entrato in coma, dopo due interventi chirurgici.

Il 16 novembre il capo di Cosa Nostra aveva compiuto 87 anni. Era stato arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza. Secondo gli inquirenti, era tuttora il capo indiscusso della mafia. Nelle ultime settimane, le sue condizioni di salute erano peggiorate e, dopo la doppia operazione, i medici avevano avvertito i familiari che difficilmente si sarebbe ripreso.

Il figlio Salvo (terzogenito dei quattro avuti da Totò Riina e Ninetta Bagarella) , sulla sua pagina Facebook, aveva fatto gli auguri al padre in un post poi rimosso: “Per me tu non sei Totò Riina, sei il mio papà. E in questo giorno per me triste, ma importante, ti auguro buon compleanno papà. Ti voglio bene, tuo Salvo”. Prima che il post venisse rimosso, Salvo aveva ricevuto centinaia di like e di commenti di utenti che si univano agli auguri al padre.

Alcuni mesi fa, proprio a causa delle cattive condizioni fisiche, si era discusso se permettere al boss di Cosa Nostra di lasciare il carcere di Parma. La Cassazione aveva chiesto al tribunale di Bologna di motivare adeguatamente la permanenza di Riina in galera. La richiesta era stata però negata perché il personaggio godeva “estrema attenzione e rispetto della sua volontà, al pari di qualsiasi altra persona che versi in analoghe condizioni fisiche”. Non solo: “Pur in condizioni gravi, il personaggio potrebbe esercitare ancora un potere criminale nel caso facesse ritorno a Corleone, il suo paese natale”.

Totò Riina, a Parma, stava scontando una pena cumulativa di 26 ergastoli, il primo per un delitto commesso a Corleone negli anni ’50. L’accusa più grave riguarda gli attentati ai magistrati Falcone e Borsellino e alle rispettive scorte nel 1992. Era ancora imputato per la trattativa Stato – mafia.

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