Cina mercato proibito: Italia solo 21eesimo partner commerciale nell’enogastronomia

Cina mercato proibito: Italia solo 21eesimo partner commerciale nell’enogastronomia

Paghiamo l'assenza di marchio della Gdo, se escludiamo Coop Italia. Eataly frena su un possibile sbarco nel Paese dell'Estremo Oriente

L’Italia è solo 21esima tra i partner commerciali della Cina. Rappresenta appena l’1,9% delle importazioni totali nel settore alimentare cinese, cifra irrisoria considerando che proprio dal Paese asiatico importiamo invece tre volte tanto.

L’Italia sconta l’assenza di marchi della GDO, cosa che invece favorisce altri Paesi, vista la presenza di Walmart, Tesco, Carrefour e Auchan. Alberto Rossi, analista del Centro studi per l’impresa della Fondazione Italia – Cina, spiega: “Fino a qualche anno fa gli investimenti italiani in Estremo Oriente seguivano la logica della delocalizzazione per i bassi costi della manodopera locale. La Cina era vista con la fabbrica del mondo. Oggi la nuova Via della Seta e la politica del ‘New Normal’, messe in atto e promosse dal governo di Xi Jinping, hanno dato nuovo slancio ai consumi interni, segnati da una crescita dell’8% nei primi nove mesi del 2017. La nuova classe media cinese, attualmente formata da 360 milioni di persone, è destinata a raddoppiare nei prossimi anni”.

Una miniera d’oro che sarebbe un peccato non sfruttare. Entro il prossimo anno. La Cina sarà il più grande importatore mondiale di prodotti alimentari, per un valore pari a 70 miliardi di euro. “L’Italia continua a scontare la mancata presenza di un operatore della grande distribuzione organizzata, principale veicoli dei prodotti locali”. C’è solo Coop Italia, che è alla fase dei tentativi timidi. Nel maggio scorso ha firmato un accordo con WeChat, la piattaforma social più diffusa in Cina, con oltre 880 milioni di utenti attivi. L’obiettivo è promuovere i prodotti a marchio Coop.

Eataly sarebbe pronta a sbarcare in Estremo Oriente, ma il presidente esecutivo Andrea Guerra frena gli entusiasmi: “I tempi sono prematuri per l’apertura di un punto vendita nel Paese asiatico. Stiamo sondando il terreno, ma credo non ci saranno novità importanti almeno per i prossimi 3 anni”.

I nostri prodotti sono molto apprezzati in Cina, ma la difficoltà a trovare partner della distribuzione cinese limita le nostre aziende dell’enogastronomia. Slow Food è presente dal 2015. Carlo Petrini ha un obiettivo ambizioso: creare mille villaggi nelle campagne cinese entro 5 anni per collegare sempre di più le grandi città alle zone rurali. Un ritorno alla coltivazione per stimolare la domanda di alimenti sicuri e di qualità, una possibile chiave strategica per l’importazione di prodotti dall’Italia.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn
Tag utilizzati:

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *