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Pasta italiana: botta e risposta pastai – Coldiretti su obbligo provenienza del grano

Pasta italiana: botta e risposta pastai – Coldiretti su obbligo provenienza del grano

Decreto scatena la rissa. Barilla: "Autogol per il Paese, grano italiano non è sufficiente". Replica Coldiretti: "Non vogliono la trasparenza"

I pastai italiani non ci stanno e annunciano il ricorso al Tar del Lazio e la segnalazione alla Commissione europea contro il decreto che obbliga a indicare la provenienza del grano. Sono guidati da Paolo Barilla, vice presidente del gruppo: “Se in Italia si facesse pasta solo con grano italiano, se ne produrrebbe il 30 – 40 per cento in meno. E sarebbe un autogol per il Paese”.

Il grano italiano da solo non basta, anche perché non è di qualità adeguata: “Solo il 10% del grano è eccellente, il 50% è di qualità media, il 40% è insufficiente a garantire la qualità di purezza e contenuto proteico richiesti per la pasta. Per questo motivo, i pastai non lo vogliono. E per questo, per noi, il decreto sull’etichettatura è una forzatura, perché in un certo senso ci impone di utilizzare quel grano”.

L’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane (Aidepi) ha dunque deciso di fare il ricorso e la segnalazione contro il decreto firmato dai ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda: l’obbligo di indicare la provenienza della materia prima da febbraio 2018. “Lo abbiamo rigettato perché è fatto male, non è per la trasparenza e non è di stimolo a migliorare la qualità. E a chi dice che compriamo grano straniero per risparmiare, dico che quello americano costa anche il doppio”.

Coldiretti critica l’Associazione: “Siamo certi che la magistratura potrà ben valutare il primato degli interessi dell’informazione dei cittadini su quelli economici e commerciali. Ancora una volta la rappresentanza industriale dei pastai preferisce agire nell’ambiguità contro gli interessi dell’Italia e dei degli italiani che vogliono trasparenza. Si vuole impedire ai consumatori di conoscere la verità, privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in pre raccolta con il glisofato, accusato di essere cancerogeno e per questo proibito sul grano italiano”.

Pronta la replica di Riccardo Felicetti, presidente di Aidepi: “La Coldiretti ci sta infangando”. Barilla prosegue: “Quando si parla di glisofato, si parla sempre di tracce di glisofato, e non solo nel grano, ma in diversi prodotti. Detto questo, bisogna anche sapere che si tratta di livelli bassissimi, dalle 100 alle 1.000 volte inferiore ai limiti di legge: bisognerebbe mangiare 200 chili di pasta al giorno per 365 giorni all’anno per avere degli effetti”.

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