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G7 agricoltura a Bergamo: Coldiretti, in Ue prodotti ottenuti con lo sfruttamento

G7 agricoltura a Bergamo: Coldiretti, in Ue prodotti ottenuti con lo sfruttamento

L'Associazione: "Arriva di tutto da Paesi che usano schiavi moderni, bambini, detenuti e che usano additivi chimici e stimolanti per i lavoratori"

Il grido di allarme e di denuncia, da parte di Coldiretti, arriva forte e chiaro attraverso il megafono del G7 dell’agricoltura di Bergamo: “Gli scaffali dei supermercati dell’Unione Europea sono invasi da importazioni di prodotti extracomunitari ottenuti dallo sfruttamento, spesso anche grazie alle agevolazioni commerciali”.

Conserve di pomodoro, ortofrutta fresca e trasformata, olio d’oliva, zucchero di canna, rose, olio di palma arrivano in Europa e in Italia da Paesi dove non vengono rispettati i diritti sociali. “Passa inosservato questo fenomeno solo perché avviene in Paesi lontani, dove viene sfruttato il lavoro minorile, che riguarda in agricoltura 100 milioni di bambini secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, di operai sottopagati e sottoposti a rischi per la salute, di detenuti o addirittura di veri e propri schiavi”.

Il grido di Coldiretti è potente: “Tutto questo accade nell’indifferenza delle istituzioni nazionali, europee e internazionali che, anzi, spesso alimentano di fatto il commercio dei frutti dello sfruttamento, con agevolazioni o accordi privilegiati per gli scambi che avvantaggiano solo le multinazionali”.

L’esempio sono le conserve di pomodoro provenienti dalla Cina, al centro delle polemiche per i laogai, campi agricoli lager che sarebbero ancora attivi, nonostante l’annuncio della loro chiusura. Nel 2016, secondo i dati Coldiretti, sono aumentate del 36% le importazioni in Italia di concentrato di pomodoro del Paese asiatico, siamo arrivati a 92 milioni di chili, quasi il 10% della produzione di pomodoro fresco nazionale. “C’è il rischio che il concentrato di pomodoro cinese, magari coltivato da veri e propri schiavi moderni, venga spacciato come made in Italy sui mercati nazionali ed esteri per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza”.

Stesso discorso per le nocciole della Turchia, le rose del Kenya, i fiori della Colombia, la carne del Brasile. Per non parlare delle banane provenienti dall’Ecuador, su cui verrebbero praticati trattamenti chimici fuorilegge in Europa. Lo zucchero di canna, che arriva dalla Bolivia, sarebbe invece ottenuto in piantagioni dove si denuncia l’abuso di stimolanti per aumentare la resistenza al lavoro. Infine, c’è l’Argentina, sulla lista nera americana per lo sfruttamento del lavoro minorile nelle coltivazioni di aglio, uva, olive, fragole e pomodori. Da Buenos Aires, verso l’Italia, è aumentata l’esportazione di prodotti agricoli del 15% nel 2016.

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