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Industria 5.0: arriva l’integrazione uomo – robot

Industria 5.0: arriva l’integrazione uomo – robot

Il futuro del lavoro secondo uno studio realizzato da Adp e The European house - Ambrosetti

“L’Industria 5.0 può essere intesa come paradigma evolutivo verso la piena integrazione tra uomo e tecnologia, in uno scenario in cui non vi sarà più la distinzione tra mondo virtuale e fisico, dato che uomo e macchine lavoreranno insieme”.

E’ questa l’evoluzione del lavoro che emerge dalla ricerca ‘Adp 5.0: come la digitalizzazione e l’automazione cambiano il modo di lavorare’, che è stata realizzata dalla multinazionale americana specializzata nell’human capital management in occasione dei 50 anni di presenza in Italia in collaborazione con The European house – Ambrosetti. Una ricerca che, come sottolineato da Virgilia Magliulo (general manager di Adp Italia), “vuole porre l’attenzione sulle opportunità che robot e digitale apporteranno, nella consapevolezza che la tecnologia nelle sue svariate declinazioni creerà un nuovo modo di concepire il lavoro”.

Dal punto di vista delle imprese tale trasformazione del lavoro avrà diversi benefici: migliorerà l’efficacia strategica grazie a una più efficiente pianificazione dell’attività produttiva con l’utilizzo dei big data analytics e conseguente riduzione dei costi; miglioreranno l’efficacia, l’efficienza e la qualità delle operations; migliorerà l’efficacia commerciale grazie alle tecnologie digitali e all’Internet of things.

Miglioramenti sono previsti anche per i lavoratori: avranno un minore sforzo fisico e una maggiore sicurezza sul luogo di lavoro e passeranno a mansioni di supervisione e controllo abbandonando i lavori di routine.

Non mancano però gli aspetti negativi. In Italia secondo le stime gli occupati che rischiano il posto di lavoro a causa dell’automazione sono 3,2 milioni (14,9%). Ad essere colpiti sarebbero soprattutto i settori dell’agricoltura e della pesca (25%), del commercio (20%) e dell’industria manifatturiera (19%).

Allo stesso tempo però secondo le previsioni per ogni posto di lavoro nato nei settori legati alla tecnologia, alle life science e alla ricerca scientifica sono generati altri 2,1 posti di lavoro.

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