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Chi è Cesare Battisti: l’ex terrorista diventato giallista

Chi è Cesare Battisti: l’ex terrorista diventato giallista

Accusato di quattro omicidi, in Italia è stato condannato all'ergastolo. Storia di fughe, evasioni, romanzi e 'no' alle richieste di estradizione dell'Italia

Chi è Cesare Battisti, l’ex terrorista rifugiatosi in Brasile per sfuggire alla condanna all’ergastolo italiana e nel frattempo diventato scrittore? E’ un uomo che più volte ha tentato di scappare dopo attentati, condanne e carcere.

Gli anni ’70 segnano l’inizio della sua attività criminale. Che sarà a base di rapine, furti e sequestri di persona. Più volte viene arrestato. Nel 1976 si trasferisce al Nord (è nato a Sermoneta, in provincia di Latina). E qui fonda il Pac, Proletari armati per il comunismo, alla periferia di Milano. Viene arrestato di nuovo per rapina e rinchiuso nel carcere di Udine, dove conosce Arrigo Cavallina, l’ideologo dei Pac. Partecipa alle azioni eversive del gruppo e finisce di nuovo dietro le sbarre.

Nel 1979 viene arrestato a Milano e condannato a 13 anni e 5 mesi per l’omicidio del gioielliere Pierluigi Torreggiani. Nel 1981 compie una spettacolare evasione dal carcere di Frosinone, grazie a un assalto da parte dei terroristi. Nel 1985, la giustizia italiana lo condanna in contumacia all’ergastolo nel processo contro i Pac; nel 1991, la Cassazione conferma la sentenza. Quattro gli omicidi di cui si sarebbe macchiato Battisti: Torreggiani e il macellaio Lino Sabbadin (militante del Msi), avvenuto entrambi il 16 febbraio 1979, a Milano e a Mestre, il maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno del 1978, e l’agente della Digos Andrea Campagna, freddato a Milano il 19 aprile del 1978.

Battisti, però, ha fatto perdere le sue tracce. O quasi. E’ a Parigi, poi in Messico, a Puerto Escondido, con la compagna Laurence, che gli ha dato due figlie e da cui si è poi separato. In Messico fonda il giornale ‘Via Libre’, che poi trasferisce a Parigi. Nel 1990, appena arrivato in Francia, viene arrestato; cinque mesi dopo, però, l’Italia si sente dire di no all’estradizione e Battisti è di nuovo in libertà.

Nel 1997 è uno degli ‘esuli’ dei movimento politici dell’estrema sinistra italiana rifugiati in Francia e riuniti nell’associazione ‘XXI secolo’. Chiedono al capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro indulto o amnistia. Inizia a scrivere libri gialli e la ‘Gallimard’, una delle principali case editrici transalpine, gli pubblica un romanzo. Elabora analisi dell’antagonismo radicale.

Nel 2004 altra fuga, in Brasile. Poco dopo il Consiglio di Stato francese avrebbe detto di sì all’estradizione in Italia. Tre anni dopo, Battisti viene arrestato a Rio de Janeiro. Due anni dopo, il governo Lula gli concede lo status di rifugiato politico per “timore di persecuzioni”. Lula, il 31 dicembre del 2010, dice no alla richiesta di estradizione dell’Italia. Il 9 giugno del 2011, il Supremo Tribunal Federal lo fa scarcerare e Battisti se ne va a San Paolo, nella sua nuova casa, dove continua a scrivere. Invitando a “voltare pagina” dopo gli anni di piombo, “senza vendette tardive”. Successivamente, chiede perdono per le vittime degli attentati, ammettendo le sue “responsabilità politiche”, ma negando di aver partecipato attivamente agli attacchi e rifiutando di usare la parola “pentimento”.

Il 28 giugno del 2015 sposa Joice Lima, con cui convive da anni e da cui ha avuto una figlia nel 2013. Il 25 settembre del 2017 l’Italia chiede di rivedere la decisione presa a suo tempo da Lula, trovando il consenso del ministro della Giustizia e degli Esteri brasiliani. Il 4 ottobre 2017, Lula viene fermato alla frontiera con la Bolivia mentre tentava di scappare.

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