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Worldstar: le pagine che sponsorizzano il bullismo

Worldstar: le pagine che sponsorizzano il bullismo

In Italia, particolarmente attivi i canali che riguardano Verona: chiusi più volte, riaprono con altri nomi. Scene di violenza e di incitamento alla violenza

C’è una pagina internet che sponsorizza il bullismo. E’ stata chiusa più volte, ma ha sempre riaperto. Utilizza i canali Instagram worldstar_verona e worldstar_verona2.0. La location dei filmati è quasi sempre la città dell’Arena. Ma, purtroppo, il tipo di video è mondiale, esistono worldstar_Germany e worldstar_fights_usa.

Cosa si vede nei filmati? Ragazze che si tirano i capelli, Offese, Violenza. Risse, calci e pugni e ritmi di hip-hop. Con pubblico di adolescenti che non intervengono per sedare le liti e, al contrario, se la ridono. Si riprendono con il telefonino. E poi postano i video. I canali italiani sono stati segnalati alla polizia postale, chiusi, hanno sempre riaperto con altri nomi. La maggior parte dei video, purtroppo, sono reperibili sul web.

Il bullismo si fa show sui social, insomma. E nessuno pensa alla vittima. Calci e pugni in testa in un cortile della scuola, con intorno il tifo da corrida, finché qualcuno non avverte che sta arrivando la polizia. Oppure alla stazione di Verona Porta Nuova un giovane urla e gesticola contro un altro che lo ha fatto cadere: “Prendi la bici e vai via, prendila e vai via o te la faccio mangiare, giuro”. Nessuno dei presenti interviene, se non per riprendere il tutto con lo smartphone e riversare le immagini online mentre la vittima, terrorizzata, è costretta a eseguire l’ordine. Un altro, sempre alla stazione, dà un calcio in faccia alla sua vittima. Mentre in sottofondo c’è una canzone hip hop.

A preoccupare gli esperti è soprattutto il fenomeno del cyberbashing. Mentre la vittima viene colpita e aggredita, gli altri intorno filmano con il telefono e divulgano il video, che poi viene commentato con like. I canali worldstar hanno migliaia di visualizzazioni. I ragazzi partecipano anche da casa, come se stessero vivendo in prima personale scene. Peggio: come se fosse un videogioco.

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