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Sisma: arsenico e ferro nelle sorgenti quali possibili precursori

Sisma: arsenico e ferro nelle sorgenti quali possibili precursori

Studio italiano su Nature Scientific Reports apre nuove prospettive nella previsione dei terremoti

“Quella dei precursori sismici è una frontiera ancora lontana. Ma noi speriamo di aver fatto dei passi avanti per raggiungerla”. Lo affermano su ‘Nature Scientific Reports’ i ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma, del Cnr e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Nonostante una generale.

Il possibile precursore individuato dai ricercatori è la variazione della composizione delle falde acquifere. “La terra, prima di un terremoto, potrebbe mandarci dei segnali – afferma Andrea Billi dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr -. E’ possibile che nelle falde vicine alla superficie penetrino acque profonde, modificandone la composizione chimica”.

I ricercatori hanno evidenziato come prima del terremoto di Amatrice (24 agosto 2016) in sette sorgenti e un pozzo tra Sulmona e Popoli si sia registrato un aumento fino a 20 volte della concentrazione di ferro, vanadio e arsenico, con una crescita anche dell’acidità e della presenza di anidride carbonica. Una variazione che è proseguita anche dopo la scossa principale, con l’aumento del livello delle falde acquifere e l’aggiunta del cromo agli elementi presenti nelle sorgenti.

Analoghi riscontri nella variazione degli elementi contenuti nelle falde acquifere si sono avuti in Giappone prima del terremoto di Kobe (1995) e di quello di Van in Turchia (2011). Variazione della circolazione idrica e della portata delle sorgenti si sono invece riscontrate nei terremoti dell’Aquila (2009), in Irpinia (1980) e di Haicheng in Cina (1975).

Proprio in Cina vi è una rete di monitoraggio delle sorgenti per la previsione dei terremoti. “Sarebbe un’opera impegnativa, ma non impossibile. Nel 1980 non avevamo nemmeno una vera e propria rete sismica” afferma Billi riferendosi all’Italia.

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