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Le piante fanno amicizia, giocano e camminano

Le piante fanno amicizia, giocano e camminano

In due pubblicazioni, piante e fiori come non li abbiamo mai conosciuti: aiutano i più piccoli, spacciano droga per allontanare i parassiti

Fanno amicizia, sono timidi, si spostano. No, non sono gli adolescenti di oggi, ma i fiori. L’ultima scoperta sulle piante è di Stefano Mancuso, docente all’Università di Firenze nonché direttore del Linv, il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale. Se Mancuso ha pubblicato ‘Botanica’, il friulano Pietro Maroè ha portato in libreria ‘La timidezza delle chiome’, parlando della sua esperienza da guardia forestale e tree climber professionista.

Altre manifestazioni avvicinano le piante agli esseri umani e gli animali. “I piccoli di girasole, appena nati, compiono movimenti apparentemente inutili: sono i primi tentativi di vita sociale”. C’è il grande che si prende cura del piccolo: “Immaginate un seme, una ghianda, che cade sul suolo di una foresta. Un albero necessita di tutta la luce possibile per portare avanti la fotosintesi, ma il sottobosco è un luogo buio, in cui sia la qualità che la quantità della luce non sono adatte alla vita di una pianta”. Gli alberi impiegano anni prima di riuscire a utilizzare la fotosintesi, eppure le querce giovani si sviluppano comunque fino a diventare adulte: “Sono le piante vicine al nascituro e appartenenti allo stesso clan che si accollano il mantenimento del giovane germoglio”. E lo fanno grazie a una rete di radici, sotterranea, che fornisce il nutrimento necessario.

Pietro Maroè racconta: “Ho scoperto la timidezza delle chiome nella riserva naturale di Vallombrosa, in Toscana, in un bosco di abeti di Douglas. Tra le chiome delle conifere passa una sottile lama di luce, quasi un territorio neutrale dove nessun albero osa addentrarsi. E’ una scelta dettata dall’ottimizzazione della luce disponibile: ciascun abete ha così lo spazio per vegetare e crescere. Le piante vedono e, attraverso la luce, capiscono chi c’è intorno, a quale distanza”.

Le piante riescono pure a manipolare a proprio favore il comportamento di uccelli, insetti, piccoli rettili e addirittura mammiferi, incluso l’uomo. Si mettono in evidenza con i colori, i profumi, le forme dei loro fiori, ma agiscono in particolare usando la chimica. Una pianta di pomodoro attaccata dai bruchi produce sostanze neuro-attive che, ingerite dagli animali, ne modificano subito le abitudini alimentari: “I bruchi diventano cannibali, si mangiano tra loro e le foglie di pomodoro sono salve”.

A Palermo, un secolare Ficus macropylla ha i germogli aerei che hanno toccato terra, diventando radici e generando, a loro volta, altri tronchi. In questo modo, la pianta in 150 anni ha percorso diversi metri.

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